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La crisi e lo "stile" del premier

Se la pandemia richiede un accentramento di decisioni, il Recovery richiede più collegialità

Riccardo Illy 20/01/2021

Giuseppe Conte alla Camera Giuseppe Conte alla Camera Le vere motivazioni della crisi di governo non le conosceremo probabilmente mai, sono custodite nella mente di Matteo Renzi. Conosciamo però le sue rivendicazioni ufficiali; tralasciando quelle vagamente insultanti riferite all'incompetenza del Premier, le accuse più circostanziate riguardano i contenuti del programma di investimenti da realizzare con i fondi del New Generation EU e lo stile troppo accentratore del Premier. Nei corsi di Time Management suggeriscono di classificare i problemi da affrontare in base al livello di importanza e di urgenza degli stessi. Applicando il metodo ai due principali problemi che Giuseppe Conte si è trovato a dover risolvere, la pandemia è sicuramente importante e urgente mentre la crisi economica è importante ma meno urgente.
 
La pandemia comporterà circa 100.000 morti, per ogni settimana di ritardo nel debellarla i morti aggiuntivi sono centinaia e costituisce infine l'innesco della peggior recessione che l'Italia deve affrontare dal dopoguerra. La crisi economica provocata dal Covid-19 si sovrappone, come una gigantesca onda anomala, sul mare già agitato della stagnazione economica. Provocherà una crescita del debito pubblico a tali livelli da farci rischiare l'insolvenza; ma una settimana (o un mese) in più o in meno non farà una grande differenza, fatte salve le scadenze fissate dalla Commissione europea. Soprattutto se in quella settimana aggiuntiva si riuscirà a migliorare la qualità del programma per portarci a compiere il secondo miracolo economico del quale abbiamo bisogno.
 
Che per affrontare il problema importante e urgente della pandemia il Premier abbia usato uno stile accentratore, andando ai limiti (ma senza, secondo me, superarli) dei poteri attribuitigli dalla Costituzione e dalle leggi, ci sta. La posta in gioco era ed è ancora troppo grande per perdersi in democratici dibattiti. Giuseppe Conte ha affrontato anche il secondo problema con lo stesso piglio, trascurando il fatto che il livello di urgenza del problema economico è decisamente più basso e che richiede quindi il pieno coinvolgimento delle democratiche istituzioni della Repubblica italiana. Partiti di maggioranza e opposizioni (nei rispettivi ruoli) inclusi.
 
Nel male della crisi innescata da Renzi c'è il bene di aver riportato il processo di approvazione dei provvedimenti anti crisi economica nell'alveo della ordinaria gestione da parte del Governo e del Parlamento. I problemi di attuazione del programma, che Conte aveva inizialmente proposto di superare con una struttura esterna agli organi istituzionali, è un problema reale e da non trascurare. La soluzione va però trovata, in maniera stabile e non provvisoria, in una più coraggiosa e radicale riforma sia legislativa sia organizzativa della Pubblica Amministrazione. Il cambio di stile di Conte nella gestione dell'emergenza economica è ormai assodato e ha già prodotto un miglioramento nel programma di rilancio. C'è da sperare che segua anche una riforma della PA che incida sulla burocrazia in maniera molto più profonda rispetto al pannicello caldo del Decreto Semplificazioni.
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