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Conte a metà del guado

Ottiene la fiducia, ma al Senato è solo relativa e i numeri sono risicati anche alla Camera

Paolo Mazzanti 20/01/2021

Giuseppe Conte Giuseppe Conte Conte è a metà del guado. Nella battaglia decisiva del Senato, decisa al Var e ai tempi supplementari, ha ottenuto 156 sì contro 140 no e 16 astenuti, con 312 votanti sui 320 aventi diritto al voto (compresi i 6 senatori a vita e senza la presidente Casellati che non vota). Quindi Conte ha ottenuto la fiducia, ma con una maggioranza relativa, perché la maggioranza assoluta è di 161. Bisogna aggiungere che un senatore grillino è malato e non ha partecipato al voto, così come i senatori a vita Napolitano, Rubbia e Piano. Hanno votato a favore l'ex grillino Ciampolillo, il socialista Nencini sinora alleato di Renzi e i forzitalioti Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, ex segretaria di Berlusconi caduta in disgrazia. Quindi, se avessero votato tutti i grillini e tutti i senatori a vita, Conte avrebbe sfiorato la maggioranza assoluta. Ma se i 16 astenuti renziani avessero votato no, sarebbe finita 156 pari e il governo sarebbe andato sotto. Solo che Renzi è stato costretto a scegliere l'astensione perché in caso di voto contrario probabilmente diversi suoi senatori lo avrebbero abbandonato e ieri notte il sen. Comincini (Iv) ha detto che lui all'opposizione non ci andrebbe. Alla Camera è andata meglio: lì Conte la maggioranza assoluta l'ha ottenuta per 6 voti (321 contro 315, la metà dei 630 deputati, visto che il presidente non vota), che diventano 8 se si considerano i due grillini malati che non hanno potuto votare. Ha votato per Conte la forzitaliota Renata Polverini.
 
Ora, se Mattarella concederà a Conte di proseguire con questi numeri risicati, si apre il secondo tempo della partita: dopo l'approvazione dello scostamento di bilancio per i nuovi ristori (che non avrà problemi visto che sia Iv sia il centrodestra hanno assicurato il loro "sì"), Conte ha annunciato un tavolo per definire il programma di fine legislatura e il rimpasto del governo. Sarà l'occasione per cercare di allargare la maggioranza agli europeisti popolari (Udc, 3 senatori) e liberali (Cambiamo di Toti, 3 senatori) e altri di Forza Italia. Nel frattempo, aumenteranno le pressioni sugli ex piddini che hanno seguito Renzi in Iv, perché tornino nel Pd e sugli ex grillini ancora nel Misto perché tornino nel M5S o aderiscano al Maie-Italia23. E non è detto che tra un paio di settimane non si possa riaprire un dialogo anche con Iv. I conti veri si faranno dunque tra una ventina di giorni. Ed è bene che il premier e i suoi alleati tengano conto che è vero che nella storia della Repubblica ci sono stati 13 governi senza maggioranza assoluta in una delle due Camere, ma 12 di essi (escluso il governo Andreotti del compromesso storico e della "non sfiducia") hanno tirato avanti stentatamente meno di un anno.
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