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Senza Macaluso i nostri intelletti sono pi¨ poveri

Ricordo del politico e giornalista, dal migliorismo alla critica ai grillini

Giancarlo Santalmassi 19/01/2021

Emanuele Macaluso Emanuele Macaluso Emma ci ha lasciato. Emanuele Macaluso amava firmarsi così, ma da oggi i nostri intelletti saranno più poveri, avendo perso lo stimolo delle sue riflessioni sempre acute. Capace come pochi (pochissimi) di uno sguardo lungo, che non si limitava a fermarsi sulla punta delle proprie scarpe. Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche (il padre era operaio delle ferrovie e la madre casalinga), studiò presso l'Istituto Minerario Sebastiano Mottura. Nel 1941 aderì clandestinamente al Partito Comunista d'Italia. Giovanissimo, prese parte al movimento sindacale siciliano, diventando nel 1944 segretario generale della Camera del Lavoro di Caltanissetta. Dal 1947 fino al 1956 Macaluso fu segretario regionale del più grande sindacato nazionale, la Cgil, e sempre nel 1947 partecipò al "I Congresso Cgil unitaria" svoltosi nel giugno. Da rileggere sarebbe la storia del milazzismo, governo regionale che suscitò le critiche di molti, essendo formato da Dc e Msi. E costò il rinnovo della scomunica dei comunisti da parte della Chiesa.
 
Membro della corrente riformista (o, come egli preferiva, migliorista) del partito, di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano, nel 1960 entrò nella Direzione del partito. Nel 1962 lasciò la segreteria regionale del Pci a Pio La Torre, e nell'ottobre anche l'Assemblea regionale siciliana, e fu chiamato a Roma, dove, nel 1963, entrò nella Segreteria politica con Togliatti prima, con Luigi Longo dopo e successivamente con Enrico Berlinguer. Fece parte anche dell'Ufficio Politico. In quel periodo diresse la Sezione di organizzazione dei comunisti, la stampa e la propaganda e, in un secondo momento, la sezione meridionale. Considerava un fiore all'occhiello le querele per diffamazione ricevute da personaggi notoriamente mafiosi. Nel '63 fu anche eletto per la prima volta alla Camera, confermato nel 1968 e nel 1972, fino al 1976, quando fu eletto al Senato e rieletto nel 1979, 1983 e 1987, quando divenne vicepresidente della commissione vigilanza Rai. Nel 1989 condivise la Svolta della Bolognina (più nota per le lacrime del segretario Achille Occhetto) e nel 1991 aderì al Pds. Concluse la sua esperienza parlamentare nel 1992.
 
Fino al 5 marzo 2008 ha collaborato al quotidiano Il Riformista, del quale, in seguito alle dimissioni di Antonio Polito, è stato direttore dal 1º maggio 2011 alla chiusura del giornale avvenuta il 30 marzo 2012. La principale critica che egli rivolse al Pd, nato nel 2007, è proprio relativa alla mancanza dell'ispirazione socialista nel profilo identitario del partito. Occasionalmente anche scrittore, ha pubblicato diverse opere che oggi andrebbero tutte lette. Una citazione da Craxi: nell'ultima intervista rilasciata ad Hammamet, ha ricordato il legame di amicizia fra Macaluso e Rino Formica che nel 2013 recensì positivamente il suo volume Togliatti e la via italiana al socialismo, riferito alla "terza via" socialdemocratica del Pci. Averne di sinistra così... E' sempre stato sul pezzo, come si dice in gergo giornalistico. Concludo col suo pensiero sui 5Stelle: "L'M5s è nato ed è cresciuto propagandando la balla della democrazia diretta che non si capisce cosa è se non il fatto che non è democrazia".
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