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Il Covid e i limiti del federalismo

E' necessario accentrare le competenze in caso di emergenze

Riccardo Illy 03/12/2020

Il Covid e i limiti del federalismo Il Covid e i limiti del federalismo La controversa gestione della pandemia ha portato alla luce i difficili rapporti fra Stato e Regioni. Che in effetti esistevano già prima, quantomeno dalla modifica del titolo V della Costituzione approvato nel 2001; solo che erano meno evidenti in quanto producevano soprattutto ritardi o blocchi nell'attuazione di progetti e programmi. Sarebbe però sbagliato rubricare questo a un problema italiano; la pandemia (lo dice il nome stesso...) è un fenomeno globale e pochissimi paesi, chi perché "diversamente democratici" (la Cina) chi perché isole (Nuova Zelanda e Australia), sono riusciti a gestirlo meglio dell'Italia. In discussione è in realtà il modello federale dello Stato; e di nuovo sarebbe sbagliato metterlo in discussione in termini generali, perché si rischierebbe di gettare il bambino con l'acqua sporca. La critica al federalismo va limitata al campo sanitario o tutt'al più a quello della gestione delle emergenze. Paesi storicamente federali, come gli Stati Uniti o la Svizzera che viene indicata come “il” modello, escono da questa crisi con le ossa rotte. Fa un po' meglio la Germania mentre anche l'Austria ha gestito la pandemia in maniera disastrosa.
 
La lezione da trarre è che nella gestione di eventi catastrofici l'articolazione federale dello Stato è d'impaccio; rende la presa e l'attuazione delle decisioni più lenta, rende le azioni sui territori disomogenee mentre il problema da affrontare è lo stesso ovunque. Basti pensare alla creazione di nuovi posti di terapia intensiva (il vero collo di bottiglia nella lotta al Covid); ci sono Regioni che durante l'estate, ottemperando alle direttive statali, li hanno più che raddoppiati e altre che non hanno fatto quasi nulla. Per ovviare a questi difetti del modello federale sarebbe forse opportuno prevedere dei poteri sostitutivi temporanei dello Stato nella gestione delle emergenze, sanitarie e no (terremoti, alluvioni). Così come andrebbero previsti poteri sostitutivi di medio termine nel caso di conclamata incapacità delle autorità locali, come nel caso della sanità calabrese, a gestire le competenze loro affidate.
 
Come ha affermato anche Papa Francesco, la crisi va colta come opportunità per migliorare; è auspicabile che, superata l'emergenza, il Parlamento provveda a modificare il titolo V della Costituzione nel senso proposto sopra, cogliendo l'occasione per eliminare anche le altre storture (come i poteri "concorrenti") che rendono la complessiva azione dello Stato inefficace e inefficiente.
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