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La "pandemic fatigue" che logora i cittadini

Il 27% pensa che ci vorrÓ pi¨ di un anno per uscirne e il 42% Ŕ cauto sui vaccini

Nando Pagnoncelli 27/11/2020

Piazza Duomo a Milano semideserta Piazza Duomo a Milano semideserta Le ricerche sul clima sociale fanno registrare un diffuso logorio tra i cittadini: aumentano i sentimenti di ansia, tristezza, inquietudine. Il desiderio di tornare ad una vita normale coesiste con la preoccupazione per il contagio e, a differenza di quanto avvenne nella scorsa primavera, i comportamenti individuali appaiono spesso contraddittori, come se si volesse alterare la realtà con la forza delle aspettative. Lo psicologo Leon Festinger teorizzò il meccanismo della riduzione della dissonanza cognitiva che consente all'individuo di attenuare il disagio che prova in presenza di un'incoerenza tra un atteggiamento interiore e un comportamento. In altri termini, si mettono in discussione elementi di realtà, auto-convincendosi che la stessa sia meno negativa di quanto si dica o si pensi. Nella situazione attuale, ciò non significa aderire alle tesi negazioniste, ma semplicemente ritenere che il virus sia meno aggressivo rispetto a 6 mesi fa (45% è di questo parere, mentre il 46% dissente). Oppure pensare che il Covid possa essere letale solo per gli anziani o coloro che soffrono di altre malattie: a marzo le persone convinte di ciò rappresentavano il 15%, oggi sono salite al 39%.
 
D'altra parte, basta entrare in un supermercato per rendersi conto della differenza nei comportamenti individuali rispetto al primo lockdown. Intendiamoci: non siamo un paese di ribelli, ma il senso di responsabilità mostrato dalla stragrande maggioranza dei cittadini tra marzo e giugno, oggi è meno diffuso. E le prospettive incerte sull'uscita dall'emergenza sanitaria aumentano l'insofferenza. Oggi il 13% è convinto che tutto finirà entro la prossima primavera, il 27% entro la prossima estate, il 20% entro l'autunno e il 27% si aspetta tempi molto più lunghi (più di un anno). Tutto dipenderà quindi dal vaccino? Non è detto: solo un italiano su tre pensa che nel 2021 ci saranno vaccini per tutti, e non tutti sono disponibili a farsi vaccinare: solamente il 37% si dichiara disponibile senza indugio non appena possibile, mentre il 42% esprime cautela (preferisce attendere, per capirne l'efficacia e scongiurare gli effetti collaterali) e il 16% non intende proprio vaccinarsi. Insomma, tutto fa pensare che la "pandemic fatigue" sia destinata ad aumentare...
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