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Berlusconi s'impone su Salvini e Meloni

Il centrodestra ha votato a favore dello scostamento di bilancio

Paolo Mazzanti 27/11/2020

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini Berlusconi alla fine l'ha spuntata e ha costretto Salvini e Meloni a votare a favore dello scostamento di bilancio che è passato plebiscitariamente con la sola astensione di Più Europa e Azione. Conte e Gualtieri avevano accettato la richiesta di Fi di concentrare le nuove risorse soprattutto sui ristori degli autonomi e delle partite Iva, i più colpiti dalla seconda ondata del Covid. Il prossimo appuntamento parlamentare sarà il 9 dicembre quando Conte illustrerà alle Camere la posizione del governo in vista del vertice europeo del 10 dove si discuterà la spinosa questione della riforma del Fondo Salvastati, che non significa decidere se utilizzare o meno il Mes, su cui prima o poi però un voto del Parlamento dovrà pur esserci. E poi c'è la Legge di Bilancio.
 
Dal punto di vista politico, il voto di ieri cambia qualcosa? Se il centrodestra si fosse diviso, Forza Italia avrebbe fatto un passo avanti verso la maggioranza. Ma visto che è rimasto unito, su una posizione più moderata, non dovrebbe cambiare granché. Salvo che forse il premier Conte potrebbe sentirsi meno forte perché un centrodestra dialogante, con un Pd insofferente di Palazzo Chigi e mentre il M5S è impelagato nel suo congresso infinito, potrebbe anche rimettere in pista ipotesi di unità nazionale con un cambio di premiership dopo la Legge di Bilancio. Forse per questo Conte sta prendendo qualche contromisura. Ha fatto votare al CdM l'adeguamento dei collegi elettorali alla riduzione dei parlamentari, in modo che in caso di crisi senza soluzione in primavera si possa andare a votare con la legge elettorale attuale che prevede i collegi uninominali, dunque le coalizioni, dunque il candidato premier, che non ci sarebbe in caso di riforma proporzionale. E poi sembra ci sia un lavorio tra parlamentari del Misto ed ex grillini per costituire gruppi parlamentari di stretta osservanza contiana, premessa di un eventuale "partito di Conte".
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