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Maradona, la miseria non perdona

La parabola del campione e la totale empatia con Napoli

Domenico De Masi 26/11/2020

Maradona, la miseria non perdona Maradona, la miseria non perdona La parabola di Maradona insegna che la miseria non perdona mai. Se sei nato in una periferia argentina, se hai vissuto la tua infanzia in un tugurio, insieme a sette fratelli, senza luce e senza acqua corrente, allora sei segnato per sempre. E se, per un’anomalia del caso, diventerai ricco e potente, ti ritroverai impreparato a gestire la ricchezza e la potenza, sprecherai le opportunità, vivrai nel rammarico, cadrai in balia di tutte le camorre e morirai giovane, alla stessa età media dei tuoi fratelli rimasti inchiodati alla favela.
 
La totale empatia tra Napoli e Maradona non ha nulla di sorprendente: è imposta dalla fatale simmetria tra la parabola del campione e quella della città. Città pezzente, al 105. posto nella graduatoria economica delle 110 province italiane, popolata da una plebe che non è mai diventata proletariato, da un ciarpame che non è mai diventato borghesia, che non ha mai trasformato la rabbia in riscatto, non ha mai affidato il suo riscatto a uno sforzo collettivo, pianificato e organizzato. Un popolo incline allo stupore, che ha sempre cercato di esorcizzare il tarlo della miseria rifugiandosi nelle illusioni, identificandosi in uno di loro che ce l’ha fatta: un San Gennaro, un Masaniello, un comandante Lauro, un Maradona cui appigliarsi con dedizione esagerata, infantile fino all’ebetudine, per cui tanti bambini napoletani tuttora si chiamano Gennaro, Tommaso, Achille e Diego.
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