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Caso Regeni, il Governo in un vicolo cieco

Bisognava internazionalizzare il caso, ma le ragioni della Real Politik l'hanno scoraggiato

Rocco Cangelosi 24/11/2020

Un sit-in di Amnesty per Giulio Regeni Un sit-in di Amnesty per Giulio Regeni Ormai a intervalli regolari torna alla ribalta il caso Regeni per poi scomparire nelle spire della burocrazia egiziana. Questa volta tuttavia la situazione sembra senza uscita dopo che la Procura di Roma ha dichiarato di avere in mano elementi «univoci» e «concordanti» per determinare il coinvolgimento diretto degli apparati della sicurezza egiziana nella tragica fine di Giulio e la sistematica opera di depistaggio ordita dall'ormai ex ministro dell'Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffar per dissimularne le responsabilità. Non solo, se i 5 indagati dovessero negare di qui alle prossime due settimane l'elezione di domicilio, "la procura procederà comunque alla discovery dell'atto di accusa nei loro confronti notificandone il deposito ai difensori già nominati d'ufficio, alle parti civili (la famiglia Regeni) per poi procedere a un decreto di irreperibilità che consentirebbe al processo di cominciare, anche nella contumacia dei suoi imputati". Il nostro Governo sembra avere poche alternative e lo stesso Conte, in una telefonata ad Al Sissi, ha fatto presente che "non c'è più tempo e non esiste un piano B che consenta in nome dell'amicizia e degli interessi comuni ai due Paesi una via di uscita in grado di farne guadagnare dell'altro". Parole ferme e inequivocabili.
 
Già, ma se gli egiziani ancora una volta si sottrarranno ai loro obblighi e non comunicheranno almeno il domicilio degli indagati, come reagirà il Governo? Richiamando l'Ambasciatore, e poi? Quel che si intravvede è una grande debolezza e una grande impreparazione ad affrontare gli inevitabili sviluppi del caso. Per avere ragione del regime egiziano occorrerebbe internazionalizzare la questione creando intorno ad Al Sissi un movimento di opinione, che mettendo in discussione il suo operato lo costringa a cedere. E' un cammino difficile, che andava intrapreso con determinazione da tempo, ma che le ragioni della Real Politik, non solo italiane, hanno scoraggiato. Ma adesso siamo alla resa dei conti e ulteriori indugi metterebbero in gioco la credibilità del Governo, già fortemente incrinata anche dal colpevole silenzio sul caso Zaki.
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