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I veri obbiettivi del dialogo Fi-Pd

Sono la legge elettorale e l'elezione del Capo dello Stato

Paolo Mazzanti 23/11/2020

Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi Molti pensano che l'obbiettivo del dialogo Fi-Pd sia l'allargamento della maggioranza. Non è così. O meglio, avrebbe potuto esserlo se nel M5S avessero prevalso i governisti di Di Maio, ma gli Stati Generali si sono conclusi con un nulla di fatto e i radicali di Di Battista fanno di tutto per estremizzare la posizione del Movimento, come si è visto con la polemica "post mortem" del presidente dell'Antimafia, il grillino Morra, contro i calabresi "colpevoli" di aver eletto la povera Jole Santelli (Fi) "grave malata oncologica", o con lo stesso Di Battista che ha definito Fi "letame dell'immoralità". Quindi l'allargamento della maggioranza con rimpasto di governo non si pone, anche se in caso di necessità, soprattutto al Senato, i voti di Fi saranno utili per Conte e lo potremmo vedere già giovedì, quando si voterà un nuovo scostamento di bilancio, che richiede la maggioranza assoluta di 161 senatori.
 
I veri obbiettivi del dialogo, propiziato dalla norma "salva Mediaset", sono la legge elettorale, che Berlusconi vorrebbe proporzionale per affrancarsi dalla destra sovranista, e soprattutto l'elezione del nuovo Capo dello Stato nel gennaio 2022. Berlusconi vuole partecipare alla scelta del nuovo inquilino del Quirinale, fosse anche un Mattarella bis. Se poi, come hanno chiesto i grillini, si volesse scegliere una donna, Berlusconi potrebbe mettere in campo la "sua" presidente del Senato Casellati, che ha già iniziato a tessere la sua tela: non a caso qualche sera fa ha avuto un "tete a tete" con Di Maio nella tranquillità di Palazzo Giustiniani. L'intesa sul Quirinale potrebbe essere il piedistallo per costruire quella Federazione di centro tra Fi, Renzi, Bonino, Calenda e magari anche Toti, con cui andare alle elezioni e coronare, nella prossima legislatura, il sogno di Bettini di una nuova maggioranza a tre gambe: Pd-M5S (o quel che ne resterà)-Centristi, nel segno antisovranista di Biden e Merkel. Mentre Salvini e Meloni rosicano.
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