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Il virus delle nomine sbagliate ma...

...L'errore è nei meccanismi stessi di nomina

Francesco Grillo 17/11/2020

Il virus delle nomine sbagliate ma... Il virus delle nomine sbagliate ma... La persona sbagliata al posto sbagliato, nel momento peggiore. Verrebbe da usare anche un po' di “pietas” nel commentare la fragorosa fine della carriera di un generale dei carabinieri che, da pensionato, si è ritrovato a fare il Commissario del sistema sanitario più disastrato d’Italia. E tuttavia - ora che il problema calabrese sembra avviato a soluzione - va sottolineato che la vicenda solleva una questione molto più importante: in che modo deve uno Stato - in un contesto regolato dalla Costituzione - intervenire rispetto a crisi locali che possono sprecare risorse pubbliche assai scarse e mettere a repentaglio i diritti minimi dei cittadini? Tre sono i problemi grossi che un Commissario deve affrontare in una Regione come la Calabria, in molti Enti pubblici o Comuni sciolti (secondo il Ministero degli Interni ne sono stati sciolti 2.159 dal 2006 e la Regione che ne conta di più è la Campania, seguita dalla Lombardia).
 
In primo luogo, bisogna sgonfiare le spese senza compromettere i servizi minimi essenziali: mantenere (o incrementare) la qualità dei servizi, riducendone i costi è una sfida manageriale e, sempre di più, di innovazione tecnologica. In secondo luogo, le amministrazioni pubbliche inadempienti pongono l’ulteriore problema di dover raggiungere livelli di efficienza assai superiori senza poter ricorrere ai licenziamenti che il capo di un’azienda farebbe scattare immediatamente: il compito di un Commissario non può che essere anche quello di formare e rimotivare le persone. Infine, esiste, spesso, un’incapacità – dolosa o colposa, specifica o sistematica – di reclutare dipendenti e di realizzare appalti in maniera regolare: è errato, tuttavia, pensare che questo sia il problema principale o esclusivo di un commissariamento (solo 153 dei 2159 Comuni sciolti negli ultimi dieci anni, lo sono stati per infiltrazioni mafiose). Di fronte a tale triplice sfida immaginare che una sola persona (fosse anche Gino Strada e accompagnato magari da un vice) possa vincere è un errore grave. Se vogliamo essere seri dobbiamo, dunque, pensare a meccanismi che consentano di identificare la malattia della insufficiente capacità istituzionale, molto prima per evitare metastasi: basta leggere un bilancio, spesso, per rendersene conto. La sua natura va più esattamente circoscritta e, in questo senso, lo Stato dovrebbe poter anche commissariare la singola Azienda Sanitaria prima che il contagio si estenda.
 
E, infine, chi cura deve poter avere il bisturi e la forza per operare: la squadra che interviene deve dedicarcisi a tempo pieno (è un errore immaginare che una singola persona si possa far carico di più emergenze) e deve essere di elevata qualità (ed in questo senso non è necessariamente vero che la ristrutturazione di un ospedale, ad esempio, non possa avvalersi dell’esperienza di un manager che proviene da un altro settore). E, soprattutto, la sua conferma, il suo compenso deve essere rigidamente parametrato a indicatori predefiniti. In fondo, la vicenda del generale in pensione finito in una trappola che si è teso da solo, è solo lo specchio di un Paese che rifiuta di essere normale.
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