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Le condizioni di Di Battista al M5S

Alla fine degli Stati Generali Ŕ andato in scena lo scontro politico ma non si sa ancora come finirÓ

Paolo Mazzanti 16/11/2020

Alessandro Di Battista Alessandro Di Battista Revoca immediata della concessione ad Autostrade; legge sul conflitto d'interessi sulla stampa (Elkann-Repubblica) e tv (Berlusconi); separazione politica-finanza; no al terzo mandato; il M5S dovrà presentarsi da solo alle prossime elezioni, con le preferenze; varare un regolamento per le nomine pubbliche e pubblicare un elenco con nomi ed emolumenti di tutti i nominati dai ministri grillini: sono le 6 condizioni elencate da Di Battista per restare nel M5S ed entrare nella nuova leadership collegiale che prima o poi verrà eletta (non si sa ancora come) dai militanti. Alle 17 di ieri pomeriggio, dopo tre settimane di inutili dibattiti e tavoli tematici locali e nazionali, lo scontro politico ha fatto finalmente irruzione negli Stati Generali grillini e ha frantumato i tentativi di mantenere sotto controllo il dissenso tra "governisti" e "puristi", cercando un'impossibile unità.
 
Che faranno ora i "governisti" di Di Maio-Fico-Taverna? Accetteranno le condizioni di Di Battista (e Casaleggio) che sembrano essere condivise da buona parte della base? Oppure faranno finta di niente e rischieranno la scissione? E se le accetteranno, che conseguenze ci saranno sul governo e sull'alleanza col Pd? Domande cui avrebbero dovuto dare risposta proprio gli Stati Generali, se fossero stati organizzati rispettando il principio democratico del confronto fra posizioni diverse. Se ieri pomeriggio, anziché la stucchevole sfilata dei 30 interventi scelti dalla base (tra cui l'animalista Paolo Bernini e altri personaggi più o meno stravaganti) i militanti avessero votato on line due mozioni e due squadre contrapposte, oggi sapremmo chi ha vinto e chi ha perso. Ma pare che i "governisti" temessero un'affermazione dei "puristi" e il reggente Crimi ha tenuto segreti persino i risultati della votazione per scegliere i 30 interventi. Così Di Battista ha detto di aver preso il 40% e i governisti il 70%, realizzando il miracolo statistico di avere una base che vale il 110%. Insomma, gli Stati Generali non paiono aver risolto granché e la democrazia interna sembra un sogno impossibile per i grillini terrorizzati di contarsi.
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