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Un Paese disorientato

Servirebbe un ôprogetto Italiaö a medio-lungo termine per ricostruire fiducia

Nando Pagnoncelli 30/10/2020

Un Paese disorientato Un Paese disorientato La seconda ondata dei contagi sta provocando un cambiamento del clima sociale rispetto a quanto avevamo osservato nei mesi del lockdown e nel periodo immediatamente successivo, quando furono gradatamente allentate le misure restrittive. Se nei mesi in cui l’emergenza sanitaria era più acuta i cittadini hanno risposto con grande senso di responsabilità unito a un sentimento di concordia largamente diffuso, oggi le reazioni al 23° DPCM sono di segno diverso. D’altra parte, se il virus è considerato “democratico” perché colpisce tutti indistintamente, la crisi economica è selettiva e asimmetrica: mette a nudo le differenze tra garantiti (reddito fisso e pensioni) e non garantiti.  Se durante il lockdown le critiche al governo e alle regioni non facevano braccia tra i cittadini, decisamente refrattari alla caccia alle streghe, oggi le categorie più interessate dai provvedimenti restrittivi reagiscono duramente. Aumenta la preoccupazione per il contagio a livello personale (quasi due su cinque) o per i propri familiari e la propria comunità (uno su due) e aumenta la preoccupazione per la propria situazione economica. Sebbene il 61% pensi di poter affrontare un eventuale nuovo lockdown senza grandi problemi economici (grazie anche all’aumentata propensione al risparmio), quasi un italiano su tre è convinto di non potercela fare.
 
Il consenso per l’operato del Governo, pur mantenendosi su livelli elevati (56% si esprime positivamente con un indice di gradimento, calcolato escludendo coloro che non si esprimono, pari a 60) fa registrare una graduale diminuzione da 4 settimane consecutive. L’atteggiamento comprensivo dei mesi scorsi ha lasciato spazio a critiche e recriminazioni non solo da parte di chi è stato costretto a chiudere la propria attività, basti pensare alle riserve sul numero dei posti letto nei reparti di terapia intensiva delle strutture sanitarie o alle polemiche sulla scuola e sui trasporti pubblici locali. Insomma, il paese appare disorientato e per superare l’attuale momento occorre fare chiarezza sulle prospettive di impiego dei fondi che sono stati messi a disposizione dall’Unione Europea. La rassicurazione dei cittadini passa infatti non solo dagli interventi mirati a vantaggio delle categorie più esposte alla crisi economica anche a seguito delle misure adottate, ma soprattutto attraverso un “progetto paese” ambizioso che affronti i nodi strutturali e ponga le basi per il rilancio e la crescita con obiettivi di medio-lungo termine. 
 
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