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Teledidattica e pandemia

Se avesse avuto i computer, forse anche Socrate li avrebbe usati

Domenico De Masi 26/10/2020

Uno studente segue le lezioni online da casa Uno studente segue le lezioni online da casa Il 18 maggio 2020, mentre in Italia vi erano più di 100mila contagiati e ogni giorno morivano in media 169 persone, "La Stampa" pubblicò una lettera firmata dal filosofo Massimo Cacciari e da altri 15 intellettuali che invocava l'immediata riapertura delle scuole italiane. Dopo avere spiegato che la parola "scuola" deriva dal termine greco scholé, stigmatizzava il fatto di "dare superficialmente per assodata l'intercambiabilità fra le due modalità di insegnamento - in presenza o da remoto - rimpiazzando la scuola con i computer o i tablet. A dire il vero, nessuno aveva dato per assodata questa intercambiabilità. Anzi, tutti riconoscevano che la relazione pedagogica "faccia a faccia" è imprescindibile per cui occorre una didattica blended, capace di valorizzare sia l'aula, sia gli strumenti tecnologici che non esistevano nella Grecia classica ma che Socrate, se fosse vivo, forse userebbe disinvoltamente. La ministra rispose a Cacciari con una lettera in cui ricordava che la teledidattica era stata adottata sotto la costrizione del lockdown, come unica vera alternativa all'abbandono degli studenti: "Facciamo didattica a distanza perché non possiamo riaprire le scuole in sicurezza. Non il contrario. Tuttavia, della didattica a distanza non dobbiamo avere paura. La scuola sarà guarita solo quando tornerà in classe, naturalmente... Ma impariamo a vivere il digitale con complicità, non con estraneità".
 
In questa seconda ondata la ministra ha riservato il ricorso alla teledidattica solo nel caso estremo di un nuovo lockdown totale, imposto dal Governo. Ciò in base alla considerazione che in questi mesi sono cambiate molte cose: la pandemia non è più una sorpresa e tutti abbiamo fatto progressi nel difenderci dalle sue insidie; è stato preparato un piano per la riapertura delle scuole stilato sulla base delle proposte arrivate al Ministero dalle Regioni, dagli Enti Locali, dalle associazioni degli studenti, dei genitori e dei disabili, dalle forze sociali e dalle scuole paritarie; gli istituti scolastici sono stati igienizzati e hanno organizzato gli spazi per garantire i distanziamenti e la sicurezza; sono stati rinnovati gli arredi scolastici, rimodulati gli orari, le classi, gli ingressi e gli spostamenti; è stato potenziato l'organico; sono state mobilitate nuove risorse per 4,6 miliardi. Oltre tutto, la chiusura delle scuole rappresenterebbe un grave intralcio per i genitori che lavorano. In questa seconda ondata, dunque, anche in Italia, a somiglianza di quasi tutti gli altri Paesi d'Europa, le scuole primarie e secondarie saranno le ultime attività a chiudere. Ma, a quanto pare, il momento è vicino.
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