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Resistere fino all'arrivo del vaccino

Le carenze del governo e la responsabilitÓ dei cittadini

Riccardo Illy 26/10/2020

Un reparto Covid di terapia intensiva Un reparto Covid di terapia intensiva La recrudescenza della diffusione del Covid-19 ha molte differenze, è stato detto da molti, rispetto al periodo iniziale della pandemia. Oggi conosciamo meglio (?) il virus, è stato messo a punto un protocollo che consente di combatterlo più efficacemente e sono stati individuati alcuni medicinali efficaci. In realtà, la differenza più evidente e meno evidenziata dai commentatori e dai mezzi di informazione è che la pandemia è scoppiata a febbraio (alla fine dell'inverno) e che adesso l'inverno non è ancora iniziato. Allora avevamo quattro mesi per arrivare all'estate che, per varie ragioni, rende il virus meno contagioso. Adesso ne abbiamo otto. Il numero di contagi accertati giornalmente ha superato i 20 mila e i decessi hanno superato i 150. E il medicinale che doveva essere risolutivo, il Remdesivir, è stato dapprima bocciato dall'Oms perché poco o nulla efficace anche se poi la Fda americana lo ha approvato.
 
Sarà anche vero che solo un terzo dei contagiati è sintomatico, quindi circa 7 mila al giorno, ma 150 decessi al giorno sono quattro volte la media dei decessi per polmonite nei periodi "normali". E' una proporzione temporalmente sfasata, ma corrisponderebbe al 2%. La vera differenza rispetto a febbraio è che oggi una ventina di società farmaceutiche stanno sperimentando un vaccino anti Covid-19 e cinque sono nella fase 3 clinica, l'ultima prima dell'autorizzazione finale. E alcune di queste hanno già iniziato a produrre, a proprio rischio ma con la copertura di contributi pubblici, il vaccino senza avere la certezza di ottenere l'autorizzazione. E che è in fase di sperimentazione anche un medicinale, a base di anticorpi monoclonali, che dovrebbe consentire di curare efficacemente anche i casi più acuti.
 
Vaccini e medicinali sono attesi entro la fine dell'anno, al più tardi all'inizio del 2021. I primi serviranno a prevenire il contagio, i secondi a curare i già contagiati; assieme consentiranno se non di debellare quantomeno di rendere gestibile il Coronavirus. Ovvero di non mandare in tilt le medicine d'urgenza. Il problema è dunque coprire il tempo che ci separa dal loro arrivo, in pieno inverno, senza una strage di vite e senza una strage economica, che seguirebbe un secondo lockdown generalizzato. Nuove misure restrittive sono appena state approvate; altre saranno quasi certamente introdotte e, forse, bisognerà tornare alla chiusure delle scuole, che secondo il prof. Roberto Battiston, già presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, sono la prima causa dell'accelerazione della diffusione del virus.
 
Una responsabilità il Governo ce l'ha: di non averlo messo in conto e di non aver garantito, sfruttando i mesi estivi, a ogni studente pc e connessione per consentire a tutti di seguire le lezioni da remoto. Non c'è nemmeno la scusa della mancanza di risorse; ne sono state stanziate a iosa in deficit e altre erano disponibili dal Mes. Pc e connessione avrebbero tra l'altro contribuito a colmare il digital divide, aiutando a snellire i rapporti cittadino-Pa (ad esempio nella sanità) e aumentando la produttività del paese. Oggi e per i prossimi mesi, finché i nuovi farmaci non arriveranno, ai cittadini è richiesto quello che è risultato carente al Governo: il buon senso. Che significa non solo interpretare le (spesso oscure) regole e rispettarle, ma anche andare oltre, evitando tutti i comportamenti che possano favorire la diffusione del virus.
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