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Zingaretti e la testa del pesce

Il progetto di riforma costituzionale del Pd per superare il bicameralismo perfetto e rafforzare il governo

Riccardo Illy 20/10/2020

Nicola Zingaretti Nicola Zingaretti Nel mentre il Governo sta affrontando la seconda ondata della pandemia, forse più insidiosa della prima che aveva ben gestito, la coalizione giallo-rossa (rosa?) sta pensando al rilancio dell'economia e alle riforme istituzionali. I due progetti sono strettamente collegati: per il rilancio economico non bastano buoni progetti e ingenti risorse per finanziarli. Occorre anche una Pubblica Amministrazione e un ordinamento giuridico capaci che consentano di realizzare i programmi approvati spendendo nei tempi europei (rigorosissimi) le copiose risorse allocate dalla Ue. Che il nostro ordinamento sia inadeguato lo sanno anche gli studenti del primo anno di giurisprudenza. La maggioranza sembra aver anche capito che, se è vero come è vero che "il pesce puzza dalla testa", è inutile cercare di intervenire cambiando leggi e regolamenti. Va cambiata la "testa", cioè le modalità di formazione e funzionamento di Parlamento e Governo (il terzo potere, la Giustizia, checché se ne dica, funziona).
 
Allora non basta, come aveva giustamente reclamato il Pd prima del referendum taglia-parlamentari, approvare una nuova legge elettorale. Occorre incidere anche sulla "madre di tutte le leggi", la Costituzione; almeno per superare il bicameralismo perfetto, riallocare le competenze fra Stato e Regioni e dare maggiori poteri al Governo, che oggi dei tre poteri è il più debole. Dando forse un contentino al M5S rinforzando lo strumento referendario attraverso il voto elettronico, che lo renderebbe molto più snello. Si tratta di cambiare la Costituzione "più bella del mondo" nelle parti in cui è in realtà la più brutta e arretrata. Il "motore" di queste riforme sembra essere Nicola Zingaretti che, passo dopo passo, si sta guadagnando l'appellativo di "forza tranquilla" che il grande pubblicitario Jacques Seguela coniò per la vincente campagna elettorale di Francois Mitterand. C'è da sperare che al nostrano diesel non venga a mancare prima del traguardo il carburante, ovvero la maggioranza che sostiene il Governo.
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