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Covid, lo slalom di un popolo individualista

Le nuove regole per tentare di arginare il contagio e conciliare salute e economia

Giancarlo Santalmassi 19/10/2020

Covid, lo slalom di un popolo individualista Covid, lo slalom di un popolo individualista È sempre più accidentato il percorso umano stretto tra la scelta morire di virus o morire di fame: tra le ragioni dell’economia e quelle della salute. Intanto qualcuno (il presidente del Consiglio) è convinto che un Dpcm al giorno “tolga il medico di torno”: questa sensazione ci starebbe pure, ma non è cosi. "Stiamo facendo una 'chiamata alle armi', dobbiamo richiamare medici e infermieri. Qui è peggio che a marzo". Parla veloce Claudio Micheletto, direttore dell'unità di pneumologia dell'Azienda ospedaliera di Verona, dove da ieri è stato riaperto il reparto Covid. "Sto entrando adesso – spiega – dobbiamo allargare la disponibilità di posti. Quando parlo di marzo, non dico certo nei numeri, allora avevamo 180 pazienti e 60 terapie intensive in totale in azienda. Però il flusso è continuo: adesso a Borgo Trento abbiamo 22 ricoverati in malattie infettive, pieno, e 6 in rianimazione, pieno. Da noi in pneumologia a Borgo Trento, ci sono 20 letti occupati, e dobbiamo allargare. Ne aggiungiamo altri 6, ma il problema non sono i posti, serve il personale". "Ieri – ha scritto Micheletto in un post su Facebook – abbiamo riaperto. Siamo rientrati nel padiglione 13, un piccolo Ospedale dedicato solo al Covid 19. Termino una notte allucinante, continui ricoveri, mi sembra di rivedere un film già visto”.
 
"Temo che questa notte – aggiunge – si sia innescata una pesante recrudescenza: pronti soccorso strapieni, tante persone con sintomi. Non mi ricordo chi ha detto che il virus era clinicamente morto. Dopo 24 ore consecutive di lavoro forse perdo la memoria”. Il medico aveva scritto il suo ultimo post il 2 giugno, proprio in occasione della cessata emergenza: "Dopo ottanta giorni –  diceva – abbiamo chiuso un reparto Covid, stiamo tentando di tornare a vita normale". Lo rammentiamo noi: fu il prof. Zangrillo che poi si pentì (“sono stato infelice” e poi “frainteso”).
 
Si moltiplicano, comunque, gli appelli all'attenzione in questa fase delicata. "Serve assoluto rigore, vediamo 50enni che si ammalano gravemente, sono persone che hanno una vita sociale attiva". Lo dice Flavia Petrini presidente della Società Italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva alla luce dei dati di questa seconda ondata di Covid. "Il peso maggiore non è ora sulle terapie intensive ma il virus gira in Italia in modo generalizzato e le regioni che erano meno attrezzate lo subiscono di più. Oggi abbiamo una contaminazione sociale e familiare. Si tratta di provvedimenti che si accavallano, si contraddicono, disorientando la popolazione che a marzo era stata d’esempio per tutto il mondo. Sembrano provvedimenti a pioggia destinati a un popolo individualista. Aperture dei locali diverse, si può stare solo in piedi (all’aperto? Al chiuso?). E molto viene scaricato sui comuni: saranno i sindaci a decidere se e quali piazze o strade chiudere.  Intanto un Conte in maschera (mascherina) appare in tutte le tv (ieri sera da Fazio, a “Che tempo che fa” tra Saviano e Jane Fonda (82 anni mal ‘rifatti’), Greta Turnberg e Giovanna Botteri solitamente a Pechino. Si è persa la semplicità: mascherine per tutti, distanziamento fisico, lavarsi le mani sempre. 
 
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