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Il ritorno dei lockdown

Ormai si ipotizzano chiusure totali o parziali per contenere il virus

Paolo Mazzanti 16/10/2020

Il ritorno dei lockdown Il ritorno dei lockdown C’è come un senso di smarrimento e incredulità di fronte alla seconda ondata del Covid, soprattutto ora che si comincia a parlare di nuovi lockdown parziali o totali, magari a Natale per approfittare della chiusura delle scuole, come ha ipotizzato il virologo Crisanti. Eppure c’era da aspettarselo. Precedenti storici come quello della micidiale influenza spagnola, a cavallo degli Anni Venti del ‘900, indicano che le seconde ondate pandemiche sono a volte più violente delle prime. L’autunno, con la ripresa delle scuole e degli uffici, col ritorno delle piogge e del freddo, con la ressa di pendolari su treni, bus e metrò, è la stagione ideale per la diffusione di un virus che attacca soprattutto i polmoni. La speranza, forse eccessivamente ottimistica, di avere presto a disposizione vaccini e terapie specifiche ha allentato nei mesi scorsi la vigilanza collettiva. Ha giocato forse anche la cinica valutazione che la prima ondata, coi suoi 35 mila morti in larga prevalenza anziani, avesse già fatto “il suo sporco lavoro” e che i nuovi contagiati non fossero destinati ad ammalarsi gravemente e morire.
 
Così gli 8mila 800 casi di ieri (record assoluto, dopo gli oltre 7 mila di giovedì e i 6 mila del 21 marzo scorso), sono stati per molti un vero shock, col corollario di aumento dei decessi, parecchi ospedali già saturi e la circolazione virale in famiglia che ha ricominciato ad aggredire i soggetti anziani e fragili. La verità è che ci siamo forse illusi di “addomesticare” il Covid con il gel, le mascherine, il distanziamento, i controlli negli aeroporti, il tracciamento e l’identificazione tempestiva dei singoli focolai. Ci siamo bene o male riusciti nelle settimane scorse, quando i focolai erano un migliaio o poco più. Ma ora la fiammata sta dilagando, i tracciamenti fanno sempre più fatica a tener dietro ai nuovi contagiati e il virus sta tentando di uscire dalla gabbia dei controlli. Siamo nella fase in cui dall’aumento lineare dei contagi, rischiamo di passare all’aumento esponenziale, e di conseguenza si moltiplicano i ricoveri ospedalieri e i malati in terapia intensiva, che al picco della prima ondata erano più di 4 mila, in estate erano scesi a una trentina e oggi sono risaliti a più di 500: se in due mesi sono più che decuplicati, non è escluso che a Natale arrivino a parecchie migliaia, con centinaia di decessi al giorno, e allora saremmo davvero nei guai. Ecco perché, purtroppo (ma, ripetiamo, c’era da aspettarselo) si torna a parlare di lockdown. Anche se il premier Conte, un po’ sconsideratamente, l’aveva categoricamente escluso.
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