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Le grandi manovrette per le comunali

La rinuncia di Appendino, le fughe in avanti di Raggi, Sgarbi e De Magistris, l'attendismo di Sala e Calenda, i “no” di Sassoli, Letta e Gualtieri, la corsa ai “civici” Giletti e Cattaneo

L'Irriverente 14/10/2020

Le grandi manovrette per le comunali Le grandi manovrette per le comunali Abbiamo appena smaltito la sbornia delle regionali, che si ricomincia con le comunali di primavera a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli. Ci aspettano settimane incandescenti, tra gossip, nomi veri o di fantasia, rinunce eccellenti come quella della sindaca di Torino Appendino che non si ricandida, e fughe in avanti, come quella della Raggi che invece si è già ricandidata a Roma, in barba alle regole grilline, di Sgarbi che ha annunciato su Facebook di volerla sfidare nella Capitale, in barba al centrodestra di cui pure dovrebbe far parte, e di De Magistris a Napoli che non potendosi ricandidare lui (ha già fatto i due mandati prescritti per i sindaci) ha lanciato la candidatura della sua assessora alla polizia municipale Alessandra Clemente, 33 anni, causando una polemica familiare: Clemente è infatti figlia di Silvia Ruotolo, vittima della camorra, nonché nipote di Sandro Ruotolo, neo senatore del Pd, che ha criticato la scelta di De Magistris, perché lanciando il nome di sua nipote prima di aver discusso di programmi coi potenziali alleati rischia di bruciarlo.
 
Già, viene prima il nome o il programma? Per i possessori del nome, viene prima il nome; per i detentori di altri nomi, viene prima il programma. La stessa cosa rischia di accadere con Calenda, che potrebbe autocandidarsi a Roma e sta gettando lo scompiglio nel Pd: alcuni piddini, dopo i “no” rimediati da Sassoli, Letta, Gentiloni e Gualtieri (che hanno tutti di meglio da fare) vorrebbero appoggiarlo e potrebbe essere un buon affare, purché lui la smetta di attaccare il partito, i suoi elettori (che pure, meschini, l’hanno eletto eurodeputato), il governo e i grillini, i cui voti potrebbero essere preziosi al ballottaggio. E poi c’è Sala che a Milano sfoglia la margherita (“mi candido, non mi candido”...) forse perché spera che lo preghino in processione in ginocchio. E nel centrodestra, che si sta leccando le ferite per le sconfitte in Toscana e Puglia, è tutta una corsa ai candidati “civici”, Massimo Giletti e Flavio Cattaneo su tutti: i quali, appena scopriranno che un sindaco guadagna a malapena cinquemila euro al mese senza tredicesima (oltre a beccarsi qualche avviso di garanzia per abuso d’ufficio), e ovviamente non può continuare a condurre programmi tv o gestire aziende, se la daranno a gambe levate.
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