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Legge elettorale, modesta proposta

Forse c'Ŕ la possibilitÓ di conciliare rappresentativitÓ e governabilitÓ senza i rischi legati alle preferenze

Paolo Mazzanti 02/10/2020

 Legge elettorale, modesta proposta Legge elettorale, modesta proposta Archiviato il referendum e tagliati i parlamentari, ora bisogna fare una buona legge elettorale che concili rappresentatività, governabilità e diritto di scelta dei cittadini, possibilmente senza i rischi delle preferenze che sarebbero il metodo ideale, se non spingessero ad aumentare a dismisura i costi delle campagne elettorali (coi connessi rischi di corruzione) e non ci fossero le mafie in grado di muovere centinaia di migliaia di voti a sostegno dei loro candidati preferiti. Forse c’è un sistema che può realizzare un buon punto di equilibrio tra le diverse esigenze: proporzionale con sbarramento al 4 o 5% come concordato da Pd e M5S, assegnazione dei seggi all’interno dei partiti non con le preferenze ma coi collegi uninominali (Zingaretti e Delrio si sono detto favorevoli a questa ipotesi), più un piccolo premio di maggioranza per l’eventuale coalizione che raggiunga il 47-48% dei voti.
 
In pratica, l’Italia va divisa in 400 collegi per i deputati (con circa 100 mila elettori a collegio) e 200 per i senatori (200 mila elettori a collegio). In ogni collegio i partiti presentano un solo candidato (col divieto di candidature multiple in più collegi), in modo che gli elettori possano conoscerlo e valutarlo. I voti vengono assegnati ai partiti a livello nazionale col proporzionale, e risulteranno eletti i candidati di ogni partito che hanno preso più voti nei singoli collegi. Questo era il metodo utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali e dunque è già sperimentato e si tratterebbe solo di esportarlo su base nazionale. I vantaggi sono: rapporto diretto tra elettori ed eletti, possibilità per tutti i partiti che superano lo sbarramento di avere propri parlamentari, campagne elettorali non costose perché i candidati devono contattare 100 o 200 mila elettori. Per la governabilità si dovrebbe poi prevedere che i partiti possano (non debbano) apparentarsi in coalizioni con l’indicazione del candidato premier: l’eventuale coalizione che raggiunge il 48% dei voti (o quella che prende più voti se due coalizioni raggiungono il 48%) ha un piccolo premio per arrivare al 52-53% dei seggi e governare in tranquillità. Se non ci sono coalizioni o nessuna coalizione raggiunge il 48% il premio di non scatta. In sostanza, la scelta se far scattare o meno il premio dipende dagli elettori: se decidono di concentrare il voto sui partiti coalizzati, fanno scattare il premio; in caso contrario, vige il proporzionale puro. Gli elettori sono dunque valorizzati al massimo: possono scegliere a ragion veduta i loro parlamentari dopo averli conosciuti e decidono se far scattare o meno il premio di maggioranza. E in più danno un bel taglio ai costi della politica.
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