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Il rosario di spine di Salvini

Dai commercialisti arrestati al No di Giorgetti al referendum

Paolo Mazzanti 14/09/2020

Il rosario di spine di Salvini Il rosario di spine di Salvini È un rosario di spine quello che Salvini continua a sventolare nei comizi. L’arresto dei commercialisti bergamaschi che custodiscono la cassa del partito è un colpo durissimo anche perché indica l’azione congiunta delle procure di Milano, Bergamo e Genova alla ricerca dei famosi 49 milioni frutto delle truffe sui rimborsi elettorali che la Lega avrebbe occultato. Il 3 ottobre, poi, comincia a Catania il processo per il presunto sequestro dei migranti che, in caso di condanna, potrebbe costare al Capitano l’incandidabilità.
 
Ai tormenti giudiziari si sommano quelli politici. Il No al referendum del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti, amico di Draghi e favorevole anche al Mes (insieme a quelli di altri esponenti di primo piano come l’ex ministro Centinaio e il presidente lombardo Fontana), apre una rischiosa frattura al vertice leghista che potrebbe rimettere in discussione sia il passato governo gialloverde col M5S sia l’intesa attuale con la Meloni, che voterà Sì. Se poi la lista di Zaia (amico di Giorgetti) prevalesse sulla lista leghista in Veneto e Fdi superasse la Lega al Sud, il fronte moderato interno potrebbe rafforzarsi al punto da mettere in discussione l’intera strategia salviniana. E un cambio di linea del Carroccio, a favore di un governo europeista di unità nazionale con Fi, Pd e i grillini governisti per completare la legislatura potrebbe cambiare l’intero quadro politico. Solo una chiara vittoria alle regionali potrebbe allontanare questi incubi che agitano la campagna elettorale di Salvini. Forse per questo, visitando qualche giorno fa Pompei, il Capitano si è chinato a carezzare un grosso fallo scolpito nel pavimento di basolato: si dice porti bene, anche se ai pompeiani annientati dal Vesuvio non ha certo portato fortuna. 
 
 
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