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I deliri social sul povero Willy

Valutiamo lockdown temporanei per il web per evitare di diffondere messaggi violenti e xenofobi

Giancarlo Santalmassi 10/09/2020

Willy Monteiro Duarte Willy Monteiro Duarte «Ah piccolo Willy, che ci facevi alle 2 di notte in giro? Tu non sei piccolo, sei piccolo di età, ma già sei uno scafato». Parole deliranti affidate a una diretta social da parte di Giorgio Di Folco: sulla sua pagina Facebook con oltre 10mila "mi piace", l'uomo si descrive come un "reporter". Dopo l'omicidio del 21enne a Colleferro, Di Folco si è lasciato andare a dichiarazioni xenofobe, asserendo che Willy «è morto per sua scelta». Ecco un florilegio: «Piccolo Willy, come questi stronzetti che a mezzanotte stanno ancora da Mcdonald's in giro, bambini di 15 anni, se fate sta fine, è normale. Bambino, a casa a giocare. Non bambino a mezzanotte in giro, se no muore», ha detto l'uomo. Riferendosi direttamente a Willy, ha poi aggiunto: «Per me sempre immigrato sei, perché in Italia non esistono persone nere. Rimarrai sempre un immigrato, anche se hai una cittadinanza. Per me sei italiano quando sei bianco».
 
Ricordo che tutte queste frasi sono state indirizzate a un ragazzo massacrato di botte fino alla morte. Sul tema dell'immigrazione, poi, Di Folco ha lanciato un monito alle tante persone che seguivano la diretta social: «Adesso non deve essere martirizzato da voi. Ci sono tanti italiani che ogni giorno vengono massacrati da "mao mao". Entrano nelle case, violentano vecchie, spaccano la testa a tante persone italiane». Ripeto: a volte servirebbe un lockdown del web. Sia ben chiaro, a tempo, se no è censura. Insomma come, ha fatto Twitter per Trump bloccando la sua espressione sui militari americani morti in guerra perché erano degli "sfigati perdenti".
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