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Salute, occupazione, scuola

Come affrontare i nodi della ripresa di settembre

Domenico De Masi 06/08/2020

Salute, occupazione, scuola Salute, occupazione, scuola Ogni anno si va in vacanza con il timore di un autunno caldo. Quest’anno la paura si appunta su tre fronti: il probabile ritorno della pandemia; il sicuro aumento della disoccupazione; l’incerta riapertura delle scuole. Una eventuale recrudescenza del Covid 19 potrebbe dipendere dall’abbassamento della temperatura, dalla perdurante mancanza di un antivirus, dalla riduzione del distanziamento sociale, dall’abitudine a produrre e consumare in massa. Di queste tre cause solo la terza, in linea teorica, dipende da noi umani. Ma, nella pratica, produrre e consumare in massa è diventato consustanziale al nostro Dna. Lo smart working ha salvato la salute, l’economia e la scuola, eppure le aziende e i loro capi del personale stanno facendo a gara per riportare le pecore nell’ovile come se le persone, per poter dire di aver lavorato, dovessero passare insieme tutto il loro tempo. Anche la crescita della disoccupazione in teoria sarebbe evitabile: basterebbe adottare gli orari di lavoro vigenti in Germania. Secondo l’Ocse un tedesco lavora 1.356 ore l’anno. Ciò consente alla Germania un tasso di occupazione pari al 79%. Un italiano, invece, lavora 1.723 ore, per cui il nostro tasso di occupazione resta sotto il 60%.  In un anno l’italiano lavora 354 ore più del tedesco; se in Italia si lavorasse 1.371 ore come in Germania, avremmo circa 6 milioni di posti di lavoro in più e potremmo dare lavoro a 29 milioni di persone, rispetto agli attuali 23,5 milioni.
 
Quanto alla scuola, è impossibile disattendere ciò che gli scienziati raccomandano. Se essi impongono il distanziamento, il problema non si discute e diventa metrico-decimale. La didattica va accortamente ripartita tra quella che può essere svolta a distanza e quella che necessita della compresenza.  Dopo di che, il numero e l’ampiezza delle aule, che varia da scuola a scuola, da università a università, vanno divisi per il numero degli studenti e degli insegnanti. Non è semplice ma neppure impossibile. Ogni preside e ogni consiglio scolastico, con un poco di pazienza ci riuscirà in un paio d’ore. Sono risibili gli appelli dei Canfora e dei Cacciari a favore della didattica in presenza, come se occorresse essere grandi filosofi o grandi storici per capirlo. Ed è risibile che grandi filosofi come Cacciari e grandi storici come Canfora non riescano a capire ciò che hanno subito capito migliaia di insegnanti rimboccandosi le maniche: la differenza, cioè, tra situazioni normali e situazioni eccezionali. Anche in una situazione normale è saggio valorizzare la telematica per evitare spostamenti di persone tutte le volte che ciò fa risparmiare tempo, denaro e inquinamento senza nuocere all’apprendimento e all’organizzazione scolastica. Ma, in situazioni eccezionali come questa del Covid19, non è solo saggio: è doveroso.
 
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