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Col ponte San Giorgio l'Italia rialza la testa

Per il sindaco-commissario Bucci dovrebbe diventare un modello per tutte le opere pubbliche

Giancarlo Santalmassi 04/08/2020

Col ponte San Giorgio l'Italia rialza la testa Col ponte San Giorgio l'Italia rialza la testa Con l’apertura del nuovo ponte San Giorgio di Genova, illuminato dall’arcobaleno su un cielo corrucciato, l’Italia ha rialzato la testa. Le capita raramente, ma quando succede è assolutamente degno di nota. Oggi si è sanato un dolore (insanabile per la verità): quello dei parenti delle quarantatré vittime del crollo del ponte Morandi. Un dramma le cui immagini ancora agghiacciano il sangue, con quel camion fermo sull’orlo del baratro e la voce fuoricampo di chi stava vedendo tutto “oddio, diomio....diomio”. Sotto accusa la manutenzione di Autostrade per l’Italia (Aspi) ma in sostanza la famiglia Benetton che non si fece neppure viva impegnata com’era in una festa familiare. Ebbene, il sindaco di Genova (Bucci, straordinario per equilibrio e moderazione) nominato commissario con immense difficoltà da superare, compreso un corso d’acqua sotterraneo sconosciuto rispetto all’arcinoto, famigerato Polcevera; Renzo Piano che l’ha progettato; Salini (Webuild, già Salini-Impregilo)  che lo ha ricostruito insieme a Fincantieri possono andarne fieri. Piano, a ricordo della tragedia, ha illuminato il ponte con quarantatré ‘pali’ (chiamiamoli così) della luce, molto tecnologici. Sir Antonio Pappano (baronetto inglese con la cittadinanza italiana) che ha eseguito un concerto dedicato alle maestranze che hanno lavorato due anni per restituire a Genova il suo collegamento al resto d’Europa.
 
Ne ricordo un altro di questi miracoli recenti: il recupero della nave da crociera Costa Concordia. Un mattino di otto anni fa il Tg mi rimandò l’immagine di un paese in ginocchio, anche lui coricato su un fianco a tre metri dagli scogli del Giglio. Trentadue morti, sedici anni di galera, col comandante, tale Schettino, che abbandonò per primo la nave (!) e con Gregorio De Falco che gli urla ‘torni a bordo, cazzo’. Il naufragio per farsi bello con un’amica accanto al timone nella sala comando: voleva fare un ‘inchino’ verso alcune case sull’isola. Il recupero dello scafo fu un capolavoro dell’allora capo della protezione civile Franco Gabrielli, oggi capo della polizia. Con un’operazione chirurgica, raddrizzò lo scafo e attrezzandolo ai lati con cassoni pieni d’aria per tenerlo in equilibrio lo rimorchiò fino a Genova, in un molo a parte, per essere posto in disarmo. Bucci, il sindaco, decisamente soddisfatto, ha detto che per come è stata fatta quest’opera pubblica, il modello dovrebbe essere adottato sempre. Fosse per me Il ponte lo lascerei illuminato col tricolore per sempre, simbolo delle capacità che possiede questo paese. Già: se facessimo sistema. Ma non ne siamo capaci.
 
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