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Salvini a processo e rapporti politica-magistratura

E' giusto che i parlamentari siano giudicati come tutti i cittadini se ci sono ipotesi di reato non pretestuose

Innocenzo Cipolletta 31/07/2020

Matteo Salvini Matteo Salvini Salvini va a processo. Non c'è da esserne contenti perché, se c'è un processo, significa che c'è un'ipotesi di reato. Ma c'è da essere soddisfatti della decisione del Parlamento di dar corso alla giustizia. Il Parlamento non doveva decidere se Salvini sia colpevole o meno. Il Parlamento doveva solo decidere se la messa sotto accusa di Salvini fosse un atto pretestuoso ed eversivo della magistratura che attentava alle prerogative del Parlamento, oppure se era semplicemente un atto dovuto a fronte di un'ipotesi di reato che solo le indagini, se consentite dal Parlamento, potevano chiarire. E quindi siamo felici di sapere che la magistratura non ha commesso atti eversivi.
 
Noi non ne avevamo dubbi perché abbiamo fiducia nella magistratura. Resta l'amaro in bocca per tutte le volte che in passato il Parlamento invece ha negato l'autorizzazione a procedere, sostituendosi alla magistratura nel giudicare se c'era o meno reato, ma nei fatti finendo per affermare che le accuse rivolte a questo o a quel deputato erano un atto eversivo della magistratura. La tutela dei politici non è concessa perché essi possano commettere reati impunemente, ma per evitare che un organo dello Stato, magari istigato da un governo autoritario, metta sotto accusa dei politici in modo pretestuoso per metterli fuori gioco. Quindi, se non c'è questa ipotesi eversiva, il Parlamento dovrebbe sempre concedere l'autorizzazione a procedere in modo che il parlamentare sia trattato come un normale cittadino, quale esso è.
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