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Adesso Conte deve battere i pugni sul tavolo

Per costringere Pd e M5s a rafforzare l'intesa politica ed evitare risse

Paolo Mazzanti 31/07/2020

Adesso Conte deve battere i pugni sul tavolo Adesso Conte deve battere i pugni sul tavolo Adesso che il premier Conte, grazie al successo europeo sul Recovery Fund, è diventato un “soggetto politico” ed è conteso da sinistra a destra, deve cominciare a far politica sul serio. E deve premere, diciamo pure ricattare, piddini e grillini perché mettano tra parentesi i dissidi, esplosi anche sulle nomine delle presidenze delle commissioni parlamentari, e consolidino la maggioranza con alcune scelte politiche impegnative. In primo luogo, dovrebbero allearsi alle regionali in Puglia e Marche (e magari anche in Veneto e Toscana), dopo aver raggiunto l’intesa in Liguria. Poi dovrebbero trovare un accordo ragionevole sul Mes che potrebbe darci 36 miliardi a tassi prossimi allo zero con l’unica condizione che vengano usati per investimenti sanitari diretti e indiretti (cioè anche per comprare i banchi singoli per le scuole e per sanificare le imprese): se il Pd lo vuole e il M5S no, prendiamone metà (18 miliardi) visto che il ministro Speranza ha detto che per la Sanità servirebbero una ventina di miliardi.
 
In terzo luogo, ci vuole una scelta netta sulla legge elettorale: il Richelieu di Zingaretti,  Goffredo Bettini, ha detto che Conte dovrebbe rafforzare il suo ruolo di leader della coalizione Pd-M5S e candidato premier alle prossime elezioni, che se tutto va bene arriveranno nel 2023. Peccato però che il Pd sostenga una legge elettorale proporzionale che non prevede ne’ coalizioni ne’ candidati premier. Ecco, Conte dovrebbe chiedere al Pd di tornare sui suoi passi e congegnare una legge elettorale con premio di maggioranza, coalizioni e candidato premier. E se Pd e M5S non accetteranno i suoi pressanti consigli? Allora Conte dica chiaramente che creerà un proprio partito (anche a costo di mettere in pericolo il governo), che secondo i sondaggi ruberebbe molti voti a Pd e M5S. Se, come ha detto, vuol continuare a far politica, è giunto per Conte il momento di battere i pugni sul tavolo. Non a Bruxelles, dove non ne ha più bisogno. A Roma.
 
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