Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Salvini, il Bottegone, la Raggi e la bottega

La Lega prende casa di fronte alla storica sede del vecchio Pci

Giancarlo Santalmassi 10/07/2020

Matteo Salvini Matteo Salvini Tira vento sul Campidoglio. Ed è un vento diverso da quello che tende le bandiere del contiguo Vittoriano, che i romani chiamano "la macchina per scrivere". Ed è a due passi da qui, in via delle Botteghe Oscure, che Matteo Salvini ha annunciato l'installazione della Lega. Un'operazione che nel settore degli armamenti si definirebbe "missile a più testate". Primo: la discesa della Lega a Roma, territorio da sempre difficile per gli ex secessionisti. Magari comincia come sede della Lega laziale. Ma chissà che non possa diventare la sede nazionale. Volete mettere abitare nel cuore di quello che fu l'impero romano con via Bellerio alla periferia di Milano? Secondo: è all'ombra del Campidoglio, poltrona difficile ma molto agognata: come fare il Ceo di una piccola azienda a conduzione familiare o quello di Amazon. Terzo: far fuori il sindaco più inefficiente d'Italia, Virginia Raggi perennemente in difesa tra buche, rifiuti, topi e campi rom o Casapound. L'edificio scelto da Salvini è di fronte al mitico civico 4, sede del vecchio Pci. Ai tempi ruggenti del partito, nel palazzo di fronte c'era la Cia che spiava il più grande partito comunista occidentale: "Ma noi lo sapevamo" ricordano vecchi comunisti. Tempi lontani. Come quelli in cui D'Alema definì la Lega "una costola della sinistra".
 
"I valori di una certa sinistra che fu, quella di Berlinguer, del lavoro, degli artigiani, sono stati raccolti dalla Lega: se il Pd chiude Botteghe oscure e la Lega riapre io sono contento, è un bel segnale": le parole di Salvini, provocano la reazione di Nicola Zingaretti. "Salvini si è paragonato a Berlinguer. Che pena... #chiamateil118". Certo lo scranno più alto dell'aula Giulio Cesare fa gola. Tuttavia non è certo che accasarsi di fronte al "Bottegone" porterà fortuna. E' salendo quelle scale che Primo Greganti, il fedelissimo e silente "compagno G", portava con sé il miliardo in contanti frutto di quella Tangentopoli che condannò i socialisti (e anche il segretario amministrativo del Pci). E Salvini deve sempre 49 milioni allo Stato per via della truffa sui rimborsi delle spese elettorali. Per i quali ha ottenuto agevolazioni impensabili per un cittadino qualunque: centomila euro ogni due mesi. Estinzione del debito... in 81 anni. La Raggi annusa il rischio, e lei che era contraria persino alla candidatura di Roma alle Olimpiadi, a un anno dalle elezioni si affida a Totti: a giorni darà via libera allo stadio di proprietà della Roma nell'area di Tor di Valle. Affari di bottega, insomma. E sempre "oscuri".
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
Fascismo, un fantasma al museo
Salvini a processo e rapporti politica-magistratura
Salvini a processo e rapporti politica-magistratura
E' giusto che i parlamentari siano giudicati come tutti i cittadini se ...
Contundente
Contundente
Contrappasso
Adesso Conte deve battere i pugni sul tavolo
Adesso Conte deve battere i pugni sul tavolo
Per costringere Pd e M5s a rafforzare l'intesa politica ed evitare risse
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.