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Il ponte della discordia

I grillini non vogliono consegnarlo ad Autostrade e spingono per la revoca della concessione

Paolo Mazzanti 09/07/2020

Il ponte della discordia Il ponte della discordia Quando i problemi si rinviano rischiano di marcire ed esplodere. E’ quel che sta accadendo al problema della revoca o revisione della concessione autostradale ad Aspi tuttora controllata dai Benetton, che da due anni attende una soluzione. Ora esplode per la decisione della ministra alle infrastrutture De Micheli di consegnare il nuovo ponte di Genova, pronto a fine mese, ad Aspi come vuole la legge. Aspi gestisce tuttora l’autostrada di cui il ponte è una tratta e sarebbe curioso, oltre che illegale, affidarne la gestione ad altri, per esempio ad Anas. Apriti cielo: con un ritorno di fiamma radicale i leader grillini si stracciano le vesti: “Non possiamo ridare il ponte ai Benetton“ urla Crimi. “Decidiamo sulla revoca in settimana” proclama il ministro della Giustizia Bonafede. “Se fossi ancora al Ministero Aspi il ponte non lo vedrebbe neanche col binocolo perché la revoca l’avremmo già fatta” tuona Toninelli. Intanto la Corte costituzionale ha ritenuto legittimo il Decreto Genova che ha estromesso Aspi dalla demolizione e ricostruzione del ponte. Da Madrid il premier Conte chiede una nuova proposta “vantaggiosa” ad Aspi (che preveda anche la perdita del controllo azionario dei Benetton con l’ingresso di nuovi soci, a cominciare da Cdp) per decidere ”ad horas” ed evitare il protrarsi di una situazione da lui stesso definita “paradossale e assurda”. Ma Renzi si mette di traverso:  ”Basta annunci populisti. La concessione non si può revocare perché rischiamo un contenzioso infinito e il blocco di miliardi di opere”. Così il governo dal ponte rischia anche di cadere.
 
Comunque finirà, va sottolineato che due anni di governo dovrebbero aver insegnato al M5S che le riforme, anche radicali, vanno realizzate all’interno dell’ordinamento giurisdizionale, altrimenti bisogna fare la rivoluzione e abolire tutte le norme del “vecchio regime”. Ma i grillini oscillano perennemente tra riformismo e rivoluzione e vorrebbero decidere politicamente di infrangere le norme. Così il ponte, che per una volta è stato ricostruito a tempi record, rischia di restare inutilizzato perché dall’agosto 2018 la politica non è riuscita a risolvere il problema, nel quadro dell’ordinamento della Repubblica e tenendo conto dell’interesse generale al rilancio degli investimenti. Speriamo che San Giorgio, simbolo della Superba, cui il ponte dovrebbe essere dedicato, ci liberi dal drago del velleitarismo radicaloide e inconcludente.
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