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Il giudice Franco e il "geco" Ferri

Come Ŕ nato il "caso" Berlusconi che sta agitando le cronache politico-giudiziarie

L'Irriverente 07/07/2020

Cosimo Ferri Cosimo Ferri E' sempre irriguardoso criticare un morto, ma se il defunto si trova al centro di un "caso" politico-giudiziario, con raccolta di firme al Capo dello Stato per nominare Berlusconi senatore a vita, appelli persino alla Von der Leyen (che non c'entra nulla) e ricorsi alla Corte dei diritti dell'Uomo, allora la pietà passa in secondo piano. E non si può non convenire che era proprio singolare il giudice Amedeo Franco, afflitto da una specie di sdoppiamento della personalità, perché dopo averlo condannato in Cassazione senza segnalare il suo eventuale dissenso (i giudici che si trovano in minoranza possono lasciare agli atti il loro diverso parere), ma anzi firmando la sentenza pagina per pagina, è corso a scusarsi con Berlusconi e si è fatto da lui intercettare nel 2013 mentre diceva che la sentenza definitiva di condanna per frode fiscale era stata "pilotata dall'alto", che il collegio giudicante, di cui lui stesso faceva parte, "si era comportato come un plotone d'esecuzione" adombrando oscuri ricatti ai danni del presidente del Collegio Antonio Esposito. L'incontro con Berlusconi non fu casuale: è acclarato che era stato proprio Franco a richiederlo con insistenza all'allora sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, magistrato e capo di Magistratura indipendente, oggi protagonista con Luca Palamara dello scandalo Csm.
 
Ferri, detto il "geco", forse perché si attacca a ogni poltrona (oggi è parlamentare renziano), combinò l'incontro. E l'intercettazione "casalinga" pare avvenne con un paio di telefonini manovrati da due donne di identità ignota, forse due escort di passaggio a Palazzo Grazioli. Poi Franco cercò di parlare al telefono della sentenza col giudice Ernesto Lupo, suo ex collega in Cassazione andato in pensione e poi consigliere giuridico del presidente Napolitano. Ma Lupo ha rivelato che lo interruppe subito, perché Franco non poteva rivelare i contenuti segreti della camera di consiglio che aveva emesso la sentenza: sarebbe stato un reato. Il che spiega perché Berlusconi ha tirato fuori la registrazione sette anni dopo, quando Franco non può più essere chiamato a risponderne e non può fornire la sua versione. Così Franco si limitò a chiedere a Lupo una raccomandazione - era questo il vero motivo della telefonata - per essere promosso dal Csm presidente di sezione della Cassazione, che è forse anche il motivo della sua richiesta d'incontro "riparatore" a Berlusconi, che controllava pur sempre alcuni membri laici del Csm. Successivamente Franco ottenne quell'agognata promozione e morì contento. Ma a noi ha lasciato una velenosa eredità.
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