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Giusta la semplificazione ma...

... non passa per le scorciatoie

Francesco Grillo 07/07/2020

Giuseppe Conte Giuseppe Conte Fa bene il Presidente del Consiglio a ritenere quella della "semplificazione" la "madre di tutte le riforme". Del resto è stata la sua e la nostra esperienza di questi ultimi mesi, a rendere drammaticamente evidente che lo Stato non riesce più neppure a farsi dare numeri sufficientemente affidabili per governare un'epidemia pericolosa. Stiamo morendo di burocrazia, ma un'amministrazione semplice si costruisce non avendo paura di guardare negli occhi la complessità che abbiamo di fronte (qualcuno la chiama burocrazia). Altrimenti rischiamo di prendere scorciatoie che possono pericolosamente assomigliare a far fare una doccia fredda per abbassare la temperatura ad un soggetto già febbricitante. Ed è questa la sensazione che si ha nel leggere il Decreto approvato nella notte "salvo intese" che non ha risolto tutti i dissensi di una maggioranza fragile e che è esplicitamente concepito per durare fino al "31 luglio del 2021".
 
Giusta l'idea di rendere gli amministratori pubblici responsabili per il "non decidere", almeno quanto, se non di più, che per decisioni errate (anche se lascia perplessi l'ipotesi di arrivare a tale equiparazione non attraverso l'inasprimento delle conseguenze dell'inerzia, ma con un alleggerimento di quelle relative ad azioni non legittime). Va bene pretendere una più stretta applicazione di meccanismi che, più chiaramente, evitino ai cittadini attese illimitate di una decisione. E, tuttavia, la decisione di derogare transitoriamente al Codice degli Appalti prevedendo l'aggiudicazione dei contratti pubblici di minor importo senza bando, rischia di farci perdere ulteriore credibilità. Secondo il Single market scoreboard della Commissione Europea, in Italia ad un terzo delle gare si presenta un solo partecipante ed è una percentuale molto superiore rispetto agli altri Stati dell'Unione.
 
Un ulteriore abbattimento delle garanzie, avrebbe conseguenze negative non tanto sulla legalità (che preoccupa Anac), ma sui livelli di concorrenza e, dunque, sulla possibilità stessa - come rileva la stessa Autorità di Garanzia dei Mercati - che ci siano idee nuove in un'offerta di beni e servizi alla pubblica amministrazione dominata da poche imprese. La realtà è che per vincere una battaglia che hanno perso quasi tutti negli ultimi vent'anni sarebbe necessaria una strategia con una logica completamente diversa: passare dalla clava delle sanzioni penali o civilistiche ad incentivi (e punizioni) che davvero riescano a distinguere - nel corso dell'ordinario svolgersi di una carriera - i dirigenti e i fornitori capaci da quelli che non lo sono; abbandonare una logica interamente fondata sul rispetto formale delle regole ad una basata sulla misurazione dei risultati di cui dar conto. Rincorriamo da anni il sogno di un'amministrazione più efficiente. In questo strano tempo mutato dal Covid, quel sogno diventa questione morale.
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