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Scandalo ATM, la connivenza delle imprese

Come mai grandi aziende accettavano di subire la corruzione per spartirsi le gare?

Paolo Mazzanti 02/07/2020

Scandalo ATM, la connivenza delle imprese Scandalo ATM, la connivenza delle imprese  
"Sarà interessante capire come mai soggetti che sembrerebbero godere di ben altra autonomia (rispetto al funzionario inquisito per corruzione Paolo Bellini ndr) invece di rivolgersi all’Azienda dicendo che 'sta succedendo qualcosa di poco chiaro' o di rivolgersi alla Procura, accettavano di andare a farsi queste chiacchierate dal signor Bellini ricevendo della documentazione tecnica che sapevano di non poter ricevere". Sta in questa affermazione del Dg di ATM Arrigo Giana davanti a tre commissioni del Comune di Milano in seduta congiunta uno degli aspetti più inquietanti della corruzione. Nello scandalo ATM sulle tangenti per gli appalti dei sistemi frenanti della metropolitana (per 150 milioni di lavori) che ha portato agli arresti 13 persone, sono coinvolte grandi imprese del settore come i colossi Siemens Mobility, Alstom Ferroviaria, Ceit e Engineering Informatica che, come ha detto Giana, sembravano del tutto conniventi al sistema corruttivo che andava avanti almeno dal 2006.
 
Questa acquiescenza delle imprese, anche grandi e grandissime, non è del resto una novità’: tra i protagonisti negativi di Tangentopoli c’erano molte grandi imprese che preferivano farsi corrompere e spartirsi i lavori a tavolino. La cosa non deve stupire: le imprese non amano la concorrenza, tendono a proteggersi e soprattutto ad evitare l’ingresso di nuovi competitori nel loro campo di gioco. La concorrenza favorisce i nuovi entranti e la società perché la dovrebbe proteggere dai monopoli, dagli oligopoli e dai loro sovraccosti a svantaggio dei consumatori. Ma la persistenza delle pratiche spartitorie delle imprese che il nuovo scandalo ATM testimonia indica che non si è fatto abbastanza per indurre le imprese a comportarsi onestamente. Forse servono provvedimenti più incisivi, come il bando per le imprese corruttrici che non dovrebbero più poter partecipare agli appalti pubblici, e bene ha fatto ATM a risolvere tutti i contratti con le aziende coinvolte. E magari dovrebbero anche essere espulse da Confindustria e dalle altre associazioni imprenditoriali. Altrimenti, nonostante le condanne di rito, il cancro della corruzione non lo estirperemo mai.
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