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L'Anac e l'incertezza del diritto

Per l'Anticorruzione non valgono i vincoli sui ricorsi al Tar

Riccardo Illy 22/06/2020

Zeno D'Agostino Zeno D'Agostino Il recente caso di Zeno D'Agostino, Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale (la definizione sembra scritta da Lina Wertmuller ma significa semplicemente del porto di Trieste) rimosso dopo 4 anni dalla nomina con un provvedimento dell'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) pone un problema inaspettato. Il caso è assurto alle cronache nazionali e ha mobilitato migliaia di persone che hanno dimostrato in piazza a favore del "loro" Presidente. Senza entrare nelle motivazioni che hanno indotto l'Anac a sentenziare la decadenza dell'apprezzatissimo Amministratore, cosa che autori molto più autorevoli hanno già fatto, sembra opportuno sottolineare un altro aspetto più generale e più rilevante ancora. In un paese nel quale la certezza del diritto è quotidianamente messa in discussione a causa del suo pletorico e contraddittorio ordinamento giuridico vi era, per chi opera nella amministrazione pubblica, almeno una certezza. Quella che gli atti, trascorsi i 60 giorni massimi entro i quali son impugnabili di fronte al Tar, diventavano definitivi.
 
La legge che ha istituito l'Anac, le cui finalità hanno peraltro poco a che vedere con la sentenza D'Agostino, travolgono anche questa quasi residuale certezza. Nel mentre l'intervento della Giustizia Amministrativa può essere invocato solo da chi possa dimostrare di detenere un interesse correlato all'atto impugnato entro un termine stabilito, superato il quale l'atto diventa definitivo, l'Anac può intervenire motu proprio (in questo caso dietro una segnalazione della Guardia di Finanza) e anche 4 anni dopo l'approvazione del provvedimento. E' inutile poi lamentarsi che la "burocrazia" italiana è lenta, come vediamo in modo drammatico in queste settimane nell'erogazione di vari sussidi a imprese e cittadini, quando sul lavoro di bravi funzionari pende, oltre alle altre migliaia di vincoli e incombenze, anche la spada di Damocle di una Autorità che, istituita con tutt'altre finalità (combattere la corruzione), può intervenire a gamba tesa e annullare atti approvati anni prima che dal vero Potere Giudiziario (il Tar) non potrebbero più essere valutati. E' sperabile che nell'ambito dell'apprezzato proposito del Premier Conte di semplificazione amministrativa anche questa anomalia venga sanata.
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