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Il centrodestra tra dialogo e protesta

Meloni vuole le elezioni, Berlusconi pronto a collaborare col governo, Salvini si rifugia nei selfie

Paolo Mazzanti 04/06/2020

Il centrodestra tra dialogo e protesta Il centrodestra tra dialogo e protesta Non si capisce proprio perché il centrodestra ha voluto organizzare le manifestazioni del 2 giugno, festa della Repubblica. Forse la Meloni ha pensato di poter occupare furbescamente lo spazio lasciato libero dalla parata delle Forze Armate ai Fori Imperiali e atteggiarsi a madre o madrina della Patria. Aveva anche chiesto di poter portare una corona d’alloro alla tomba del Milite Ignoto, ma i cerimoniali di Palazzo Chigi e Difesa le hanno detto no, perché l’omaggio al Milite Ignoto spetta solo al Capo dello Stato, lui sì rappresentante dell’unità nazionale. Quindi Meloni, Salvini e Tajani si sono dovuti accontentare di sfilare per via del Corso con un serpentone tricolore di centinaia di metri e assembrarsi in piazza del Popolo senza distanziamenti e mascherine (la Questura indagherà?), dando di se’ un’immagine indisciplinata e sgangherata, simile a quella che nel pomeriggio hanno offerto le poche centinaia di gilet arancioni dell’ex generale Pappalardo, che si sono fatti notare solo per la negazione del Covid e per gli insulti a Mattarella. Il centrodestra ha dunque corso il rischio di confondersi con la sguaiata protesta arancione, e chissà che qualche seguace di Salvini non coltivi il segreto disegno di annetterseli, se la rabbia sociale, per ora in verità assai contenuta, dovesse domani montare.
 
Anche dal punto di vista politico, sotto l’immenso drappo tricolore, hanno continuato a covare differenze radicali e non componibili. Meloni continua a chiedere elezioni anticipate e si è chiesta come mai a settembre si possa votare per le Regioni e non per il Parlamento: la risposta è elementare visto che i consigli regionali per cui si voterà sono scaduti, mentre il Parlamento scadrà nel marzo 2023 e finché esiste una maggioranza non ci sono motivi per scioglierlo. Berlusconi dal buon retiro di Nizza scrive al Corriere (sua personale buca delle lettere) che è pronto a dialogare con la maggioranza, anticipando l’invito di Conte (ma senza confusioni di ruoli, per carità), per varare il piano di rinascita nazionale e usare bene i soldi europei, Mes compreso. Salvini, invece, continua a sparare contro il Mes e tra un selfie e l’altro ostenta indifferenza anche per il Recovery Fund cui contrappone un’emissione da 200 miliardi di Btp da offrire ai risparmiatori italiani, trascurando il piccolo particolare che i Btp sono debito, che prima o poi andrà ripagato, mentre il Ricovery Fund prevede 82 miliardi di puri regali. No, non capiamo proprio che siano andati a fare in piazza il 2 giugno.
 
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