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Palamara, cireneo delle toghe

E se il magistrato al centro dello scandalo Csm non fosse un mostro ma un patriota?

L'Irriverente 03/06/2020

Palamara, cireneo delle toghe Palamara, cireneo delle toghe Un dubbio ci assale dopo averlo visto in tv umile e dimesso, perfettamente sbarbato e con gli occhi bassi da cane bastonato: se il magistrato Luca Palamara, 51 anni, sospeso da funzioni e stipendio, sotto inchiesta a Perugia per corruzione, per 10 anni al vertice dell’Associazione magistrati e del Csm non fosse quel mostro che molti dipingono, ma a suo modo un patriota, o almeno una vittima del sistema correntizio che ha ridotto la Magistratura alla brutta copia dei partiti? Incalzato dalle domande, Palamara ha rivendicato di aver sempre mediato tra le correnti dei giudici, unico modo per arrivare alle nomine di almeno mille magistrati tra cui nomi eccellenti come Francesco Greco alla procura di Milano.
 
Ha onestamente riconosciuto che il sistema attuale danneggia i giudici meritevoli senza corrente. Ma il minestrone si deve fare con le verdure che si hanno e senza le doti di mediazione di Palamara le nomine sarebbero state più difficili e molti uffici sarebbero rimasti a lungo acefali. Poi Palamara ha chiesto scusa per le ruvide dichiarazioni su Salvini all’epoca del caso Diciotti (“Salvini va attaccato anche se ha ragione”) e ha spiegato che in quel caso si trattava di difendere dagli attacchi di Lega e centrodestra i magistrati di Agrigento che indagavano sull’allora ministro dell’Interno.
 
Palamara metteva poi le sue virtù mediatorie a disposizione di tutti: decine, forse centinaia di colleghi in cerca di una promozione, ma anche attori, cantanti, calciatori, generali, prefetti, imprenditori e ovviamente politici in cerca di favori, perché un amico magistrato fa sempre comodo. Ci chiediamo quando dormisse il povero Luca, assediato sin dall’alba dagli sms dei colleghi e convocato a notte fonda dagli on. Ferri (magistrato in aspettativa) e Lotti (sotto inchiesta a Roma) che volevano pilotare le nomine alla procura capitolina. Insomma, un cireneo pronto a caricarsi la croce di ciascuno. Peccato sia scoppiato lo scandalo. Con le due doti e la sua generosità mediatoria, con la sua vastissima rete di relazioni, sarebbe stato un ottimo parlamentare (pare brigasse per una candidatura nel Pd) e magari anche un buon candidato a Palazzo Chigi.
 
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