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Bonomi il qualunquista

Non ha senso accusare il governo di “fare più danni del Covid”

Paolo Mazzanti 03/06/2020

Bonomi il qualunquista Bonomi il qualunquista “Questa politica rischia di fare più danni del Covid”: sembra una frase dell’ex generale Pappalardo, leader dei gilet arancione, negazionista del virus, che critica Mattarella e vuole denunciare Conte per estorsione e attentato alla Costituzione. Invece l’ha pronunciata il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi che, dimentico della pandemia che ha causato 33 mila morti, rimprovera al governo il blocco dei licenziamenti e i ritardi nel far affluire i soldi alle imprese. Lo smemorato Bonomi dimentica che il governo, che pure ha commesso errori e incertezze, ha anche abolito la rata Irap di giugno (4,5 miliardi di minori tasse per le imprese) come proprio Confindustria chiedeva, ha varato norme per la ricapitalizzazione delle aziende e sta ottenendo dall’Ue 173 miliardi di erogazioni, di cui 82 a fondo perduto. Ovvio che le imprese sono molto preoccupate per l’autunno, ma toni apocalittici, qualunquisti e iper-lobbistici non aiutano: che senso ha accusare il governo di “pensare alle vacanze”, come se il turismo, che vale il 13% del Pil, non fosse il settore più colpito, tra l’altro rappresentato in Confindustria da Federturismo? Che senso ha continuare ad accusare il governo di aver varato il reddito di cittadinanza e di emergenza e i navigator, come se si potessero far morire di fame i più poveri?
 
Confindustria è stata grande quando ha saputo conciliare gli interessi legittimi degli imprenditori con gli interessi generali della società: nel dopoguerra, con la ricostruzione pilotata anche dal presidente di Confindustria Angelo Costa e dal segretario della Cgil Giuseppe Di Vittorio; nel 1992-93 con gli accordi di concertazione che seppero rilanciare il Paese col superamento della scala mobile e la politica dei redditi per battere il cancro dell’inflazione. Anche oggi ci vorrebbe lo spirito della concertazione, il senso del “comune destino” e dell’”unità morale del Paese”, Come ha detto il Capo dello Stato, per realizzare un patto sociale che in cambio di modesti sacrifici dei “garantiti“ (meno profitti per gli imprenditori, meno aumenti salariali per chi un lavoro ce l’ha, più investimenti e meno spesa pubblica corrente) riesca a rimettere in moto il motore dell’economia a vantaggio soprattutto dei non garantiti, imprese e lavoratori che rischiano di soccombere. Ma questo richiede atteggiamenti sobri e costruttivi, non invettive e accuse sparacchiate a vanvera per titillare l’orgoglio imprenditoriale.
 
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