Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

La sfida della teledidattica

In due mesi la scuola ha affrontato il salto digitale

Domenico De Masi 25/05/2020

La sfida della teledidattica La sfida della teledidattica Il 2 marzo in Italia telelavoravano solo 570mila persone; il 5 marzo la cifra è schizzata a 8 milioni. Qualcosa di analogo è accaduto nel mondo scolastico dove la teledidattica, considerata da molti docenti come una degenerazione pedagogica, si è invece rivelata in tutta la sua ineludibile utilità. Ciò che università come Stanford, Columbia e Princeton hanno adottato già da anni, in Italia è stato snobbato da insegnanti rimasti alla penna stilografica mentre i loro giovani allievi video-giocavano con coetanei disseminati su tutto il pianeta. La teledidattica è ormai diffusissima nel resto del mondo. L’esempio più famoso è quello realizzato dall’azienda americana Coursera che lavora nel campo delle tecnologie didattiche. Nata nel 1912 come costola dell’Università di Stanford, opera in collaborazione con centinaia di prestigiose università tra cui la Bocconi e la Sapienza. La sua piattaforma in formato “Mooc” offre decine di corsi universitari gratuiti tenuti in una quindicina di lingue e seguiti da più di un milione e mezzo di studenti. Ormai è accertato che la didattica, per essere efficace, deve essere “blended”: deve cioè coniugare fasi a distanza con fasi in presenza. Non a caso Coursera prevede, accanto alle lezioni in video, anche materiale didattico, esercitazioni e forum di discussione.
 
Su questo piano il coronavirus ha trovato del tutto impreparata la nostra scuola di base e quasi del tutto impreparate molte facoltà universitarie. Come per lo smart working, anche per la teledidattica si è stati costretti a fare precipitosamente e in maniera raffazzonata, ciò che avremmo potuto realizzare in modo programmato e graduale, in un adeguato arco di anni. La necessità di ricorrere in tutta fretta alla teledidattica si è subito scontrata con una serie di difficoltà: l’impreparazione digitale dei docenti, spesso meno digitalizzati dei loro allievi; la carenza di strutture tecniche (tablet, PC, reti e collegamenti internet); case troppo piccole per consentire ai ragazzi di collegarsi e studiare in un contesto congruo; genitori privi delle attitudini e delle competenze necessarie per essere di aiuto ai figli.  Ancora una volta la disgrazia ha accentuato il divario tra ricchi e poveri: migliaia di ragazzi, privi degli indispensabili supporti tecnologici, hanno perso ogni legame con la loro scuola e sono andati a infoltire il già nutrito gruppo degli evasori scolastici.  Tuttavia questi due mesi sono stati un enorme corso di recupero digitale, un provvidenziale scossone per docenti, allievi e famiglie. Gli insegnanti sono entrati, sia pure virtualmente, nelle case dei loro allievi e, sbirciando dietro le loro spalle, hanno potuto vedere in quali ambienti essi abitano e in quali contesti familiari vivono. Si profila comunque un’inversione di ruoli tra scuola e casa. Oggi nella scuola gli allievi ascoltano le lezioni dei professori e a casa fanno i compiti; in un domani non lontano, ascolteranno a casa, tramite internet, lezioni tenute dai migliori esperti del mondo, le star della pedagogia planetaria, e a scuola andranno per discuterne con il professore.
Altre sull'argomento
Piano di riforma senza scelte chiave
Piano di riforma senza scelte chiave
Sembra più un programma elettorale che un programma di vere riforme
Covid-19 e diseguaglianze
Covid-19 e diseguaglianze
Il nostro sistema sanitario ha retto allo stress test
La cascata di regole
La cascata di regole
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Agenda della settimana
Agenda della settimana
Attenzione ai dati marco e incontro Ue sul Recovery fund
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.