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Chi di magistrato ferisce...

Gli scandali di Csm e giudici sullo sfondo del caso Bonafede

L'Irriverente 20/05/2020

Alfonso Bonafede Alfonso Bonafede Mentre ancora il coronavirus incombe, riesplode il problema dei comportamenti deviati della magistratura e dei processi di nomina inquinati del Csm. Un'intervista al vice-presidente Ermini chiarisce come meglio non si potrebbe: sono stato scelto da una coalizione politica, con cena finale per sigillare l'accordo con Palamara, Ferri e Lotti - una raccomandabile compagnia, verrebbe da dire - ma poi sono stato indipendente e chi mi aveva eletto per avere contropartite si è arrabbiato. Intanto, un procuratore generale della Cassazione se n'è dovuto andare per i suoi non limpidi rapporti con Palamara, mentre il procuratore di Taranto viene arrestato per indebite ingerenze alla procura di Trani.
 
Un carattere comune ai due scandali è il tentativo di montare casi penali contro nemici del magistrato, usando magistrati amici. E poi il consigliere del Csm Di Matteo, che dopo due anni di silenzio, preso da un rigurgito di moralità comunicato attraverso intervista, rivela di non aver avuto dal ministro della Giustizia il posto che gli aveva promesso e insinua che la ragione fossero le pressioni di ambienti mafiosi. E' lo stesso magistrato che si distinse per l'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, parte di quel pool che voleva portare Giorgio Napolitano alla sbarra. L'inchiesta è finita in una bolla di sapone, ma ha regalato notorietà politica a magistrati poi passati alla politica o in cerca di nomine dai grillini.
 
Il caso contro il ministro Bonafede fa acqua da tutte le parti, ma si fatica a non sorridere, visto l'attivismo giustizialista del M5S: perché è una nemesi, chi di magistrato ferisce, poi di magistrato rischia di perire. In tutto questo, l'Ermini non vede la crisi del sistema, le dimissioni di ben cinque membri togati del Csm fanno parte di normale avvicendamento ("tre subentri e due nuovi eletti"). Il fattor comune a tutte queste mediocri vicende è l'inquinamento politico della magistratura; magistrati che cercano politici, politici che cercano magistrati. Se non si interrompe questa mefitica "corrispondenza d'amorosi sensi", il prestigio della magistratura continuerà a declinare e non sarà possibile rimettere nella bottiglia il genio dell'influenza impropria della magistratura nella vita politica nazionale.
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