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L'orso Yoghi dei Cinquestelle

Il reggente Vito Crimi nel mirino dei colleghi parlamentari

L'Irriverente 14/05/2020

L'orso Yoghi dei Cinquestelle L'orso Yoghi dei Cinquestelle Con quell’aria impacciata da orso Yoghi, il reggente dei grillini Vito Crimi, miracolato dal Covid-19, potrebbe anche ispirare simpatia. Anche per questo, complice il coronavirus, ha dilatato il suo ruolo che, dopo le dimissioni di Di Maio, doveva durare al massimo un paio di mesi, fino agli Stati Generali di metà aprile. Invece gli esponenti del Movimento hanno rifiutato l’elezione del successore di Di Maio da remoto causa lockdown sull’ormai odiata Piattaforma Rousseau e hanno deciso di tenersi Yoghi come capo politico sine die.
 
Ma appena apre bocca o scrive i suoi tweet, l’iniziale simpatia si trasforma nel suo contrario. Perché Crimi è cocciuto, supponente, ma anche incerto e dunque rischia di creare guai. Come lunedì mattina quando ha bloccato l’intesa appena raggiunta da lui stesso nella notte sulla famosa regolarizzazione di braccianti e badanti affermando giulivo: ”Più leggo la norma, più mi rendo conto che qualcosa non quadra”. Al che i colleghi sbigottiti gli hanno fatto rilevare che erano almeno 12 ore che stava compulsando quella norma e l’aveva anche accettata e sottoscritta al vertice di maggioranza. Così, tra i tira e molla, l’ex Decreto Aprile pudicamente ribattezzato Decreto Rilancio, è slittato di un altro paio di giorni. Ora molti grillini vorrebbero liberarsi di lui ed eleggere un vero capo politico, ma senza darla vinta a Casaleggio e a Rousseau e non sanno come fare. Del resto, Yoghi non aveva brillato neppure nelle sue precedenti esperienze. Da sottosegretario all’editoria si era inimicato tutti gli editori con i suoi tentennamenti inconcludenti e da primo presidente dei senatori grillini era stato protagonista del famoso “streaming” con Bersani e se gli avesse aperto uno spiraglio, forse la storia recente del Paese e del M5S sarebbe stata diversa.
 
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