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Zaia, il Doge riluttante

Sta sconfiggendo il Covid e potrebbe insidiare Salvini

L'Irriverente 05/05/2020

Zaia, il Doge riluttante Zaia, il Doge riluttante E' balzato in vetta alla classifica della popolarità subito dietro il premier Conte (51 a 62%) grazie all'ultima indagine di Ilvo Diamanti che da buon veneto ha sondato gli italiani anche su di lui. Ma il presidente del Veneto Luca Zaia, leghista da San Vendemiano (Treviso), agronomo amante dei cavalli, merita la sua improvvisa e imprevista popolarità. Nonostante le gaffe, come quando accusò i cinesi di mangiare i topi (ma poi si è scusato pubblicamente con lettera all'ambasciatore) o quando citò un inesistente poeta greco antico (Eracleonte da Gela), il Doge della Serenissima, che spesso parla in dialetto come i veri Dogi di un tempo, è riuscito a contenere il coronavirus, a differenza dei cugini lombardi. Non va dimenticato che il primo morto italiano è stato veneto, di Vo' Euganeo, che fu la prima zona rossa, insieme a Codogno. Quindi Veneto e Lombardia sono state colpite insieme. Ma poi la Lombardia è precipitata all'inferno, mentre il Veneto è risalito in purgatorio, se non proprio in paradiso. E ciò si deve alla migliore struttura territoriale e pubblica della Sanità veneta rispetto a quella lombarda e alla decisione di Zaia di dare fiducia al virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti che ha puntato sui tamponi a tappeto e sull'isolamento immediato dei contagiati. Si dice che all'inizio Zaia abbia chiesto aiuto agli amici tedeschi che gli hanno dato buoni consigli e molti dispositivi sanitari. Sta di fatto che oggi la letalità del Covid in Veneto è dell'11% contro il 18% lombardo e i contagiati sono il 25% di quelli lombardi.
 
Che farà Zaia della sua popolarità? La giocherà sul tavolo nazionale o resterà in Veneto dopo 10 anni di governo? Per ora protesta contro il rinvio delle elezioni regionali da maggio all'autunno perché avrebbe preferito il voto in luglio, Covid permettendo. Aveva anche fatto trapelare l'intenzione di non ricandidarsi, ma è molto riluttante a salire sul palcoscenico nazionale: "Ho lasciato il ministero dell'Agricoltura per venire in Veneto. Non ho altre mire e aspirazioni - ha detto - Il segretario è il segretario, punto e basta". Avrebbe i titoli per contendere a Salvini la leadership nazionale e per pilotare un Carroccio neocentrista verso un governo di unità nazionale. Ma tentenna, anche perché la sua candidatura riaprirebbe lo storico antagonismo tra Lega lombarda e Liga veneta. Ma potrebbe anche trovare l'alleanza del lombardo Giancarlo Giorgetti, sempre più critico con Salvini. E chissà che non possa uscirne un inedito ticket: Giorgetti al partito e Zaia al governo (o viceversa). Per ora sono solo fantasie. Ma domani?
 
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