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Polveri sottili e fumo alleati del virus

Cosý si spiegherebbe la concentrazione di contagi in Lombardia

Riccardo Illy 24/03/2020

Polveri sottili e fumo alleati del virus Polveri sottili e fumo alleati del virus Uno dai fattori che ha più colpito l’opinione pubblica a proposito della pandemia in atto è la elevatissima concentrazione di casi in Lombardia. Alcuni osservatori hanno rilevato che, come nelle aree più colpite dal Covid-19 in Cina, la Lombardia sia una delle zone a più elevato inquinamento dell’aria. Osservando in particolare il PM10, la cui concentrazione deve essere misurata a livello comunale con l’obbligo di intervento delle autorità locali in caso di sforamento, scopriamo che nel periodo 2010-2019 le città di Brescia, Cremona, Lodi, Milano e Pavia hanno sforato in 10 anni su 10. Quelle di Bergamo e Monza 9 su 10. Secondo molti ricercatori la correlazione non è casuale ma dovuta a un preciso rapporto di causa-effetto; le polveri sottili danneggiano polmoni e vie respiratorie (per questo devono essere monitorate e calmierate) rendendoli più vulnerabili al Coronavirus. Stesso effetto ha il fumo; tant’è vero che fra i decessi causati da questo subdolo virus la percentuale di ex fumatori è predominante.
 
La Società italiana aerosol (Ias) ha provato a controbattere queste affermazioni rilevando che non vi sono studi approfonditi che dimostrino la correlazione fra presenza di polveri sottili nell’aria e diffusione del virus. Che però è un’altra storia; nel senso che il vero tema è l’effetto dannoso di PM10 sulle vie respiratorie che predispone negativamente al Covid-19 e non tanto la ipotetica maggiore trasmissibilità del virus in presenza di particolato nell’aria. Colpisce infine che coloro che avrebbero dovuto intervenire con proprie ordinanze negli anni per limitare le PM10 e che così indirettamente hanno favorito una più impattante diffusione del Coronavirus nei loro territori, siano oggi tra quelli che invocano ordinanze “dall’alto”, ovvero dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
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