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I pastori di un gregge smarrito

Come la Chiesa sta vivendo l'epidemia con le messe in streaming

Iacopo Scaramuzzi 20/03/2020

Papa Francesco a piedi per le vie di di Roma Papa Francesco a piedi per le vie di di Roma Come per il resto del paese, anche per la Chiesa cattolica italiana il coronavirus rappresenta una sorta di "stress test" che porta alla luce fragilità, punti di forza, e potrebbe definirne, quando l'epidemia sarà passata, il profilo del futuro. La decisione della Conferenza episcopale italiana, sofferta ma non esitante, di accettare la profilassi consigliata dal Governo e sospendere le messe ha suscitato le critiche di diversi intellettuali cattolici, sorprendentemente - perché il virus fa anche queste sorprese - progressisti. Andrea Riccardi, Alberto Melloni, padre Enzo Bianchi hanno criticato, più o meno apertamente, un eccesso di burocratismo nei vertici dell'episcopato, troppa condiscendenza con le direttive statali. Tanto che, al secondo giro di vite, il "lockdown" sancito dall'esecutivo, la Cei ha lasciate libere le singole diocesi di scegliere se chiudere o meno le loro chiese.
 
Nessuno, beninteso, pensa che si debbano infrangere le misure di contenimento sociale concepite per tutelare in particolare una popolazione anziana, più presente di altre fasce di età nelle parrocchie. I numerosi sacerdoti di Bergamo che sono morti in questi giorni ne sono una triste conferma. Il punto è che la medicina dell'anima non può essere sostituita da quella dei corpi. Che la Chiesa non può essere assente nel frangente più drammatico della storia d'Italia dalla seconda guerra mondiale. La Chiesa non può chiudersi. Lo ha chiaro in mente Papa Francesco, il Pontefice che predica da sette anni la "Chiesa in uscita": che non significa mandare i preti, in modo scriteriato, tra i casi positivi al coronavirus, ma vuol dire non rinunciare ad essere tra le sofferenze del popolo di Dio, non abbandonare i malati e gli anziani, non lasciare soli i medici e gli infermieri, dimenticare i senza tetto, che non possono dire #iorestoacasa, e coloro che ogni giorno sopravvivono perché mangiano a una mensa della Caritas.
 
Pellegrino a piedi in una Roma deserta, il Papa è voluto recarsi, solitario e senza mettere a repentaglio la salute di altri, a pregare la Madonna "salus populi romani" di Santa Maria Maggiore e il crocifisso miracoloso della peste del 1500. Come lui, il vescovo di Milano è salito sul tetto del duomo per pregare la Madunina, l'arcivescovo di Bologna ricorda i morti che non hanno potuto ricevere un funerale, il vescovo di Bergamo ha messo a disposizione le camere del seminario per i medici e gli infermieri, la Caritas è in prima linea, migliaia di preti che in questo momento si preoccupano degli altri. Senza messe, o meglio con messe via streaming, a distanza di sicurezza, con l'eucaristia solo desiderata, perché non si tratta di fare inutilmente gli eroi e rischiare di contagiarsi e contagiare. Ma senza rinunciare ad essere pastori di un gregge smarrito.
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