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Il referendum costituzionale e la scelta di Bertoldo

La vita della legislatura dipende dalla riduzione dei parlamentari

Riccardo Illy 28/02/2020

L'aula della Camera L'aula della Camera Non passa giorno che un esponente dell'opposizione al Governo non chieda le sue dimissioni per andare al voto, adducendo le motivazioni più strampalate. E' curioso che a invocare il voto siano le stesse forze che hanno chiesto il referendum sulla legge che ne ha decretato la netta riduzione dei componenti. Referendum che (salvo rinvio per il coronavirus) si terrà domenica 29 marzo e che impedisce di votare finché non si sarà svolto. Trattandosi di referendum confermativo non è richiesto un quorum; l'invito all'astensione in questo caso non funzionerebbe e la vittoria dei Sì, secondo i sondaggi, è praticamente scontato. Ma non si potrà votare, sempreché ci sia una crisi di governo e che Mattarella decida di sciogliere le Camere, nemmeno subito dopo il referendum.
 
Vanno infatti preventivamente ridisegnati i collegi elettorali; lo farà il Governo utilizzando la delega già in vigore, che non prevede però una scadenza perentoria (il termine è di 60 giorni ma se non rispettato il decreto andrà comunque approvato altrimenti non si potrebbe votare). La situazione ricorda quella di Bertoldo il quale, condannato all'impiccagione, ottenne di scegliere l'albero al quale essere appeso: e nessuno era di suo gradimento. Così il Governo, superato il referendum, potrebbe prendersi tutto il tempo per approvare il decreto coi nuovi collegi elettorali, per impedire le elezioni. La maggioranza potrebbe anche decidere di approvare una nuova legge elettorale, facendo slittare anche per questa ragione l'approvazione dei nuovi collegi.
 
Il mandato del presidente Mattarella scadrà il 3 febbraio 2022 e nel semestre bianco che precede questa data non potrà sciogliere le Camere; ciò significa che la finestra per andare al voto prima dell'elezione del nuovo Capo dello Stato, è compresa fra la data di entrata in vigore del decreto che stabilirà i nuovi collegi e l'inizio di agosto 2021. Una finestra che il Governo, con mosse dilatorie, potrebbe ridurre a pochi mesi. Forte anche di questa situazione, di fatto Renzi potrebbe tentare effettivamente di innescare una crisi al fine di sostituire Conte con un premier più autorevole che consenta alla maggioranza di uscire dalle secche nelle quali s'è ficcata, costruendo così i presupposti non solo per eleggere il nuovo Capo dello Stato ma anche per cercare di vincere le successive elezioni politiche. Ogni riferimento a Mario Draghi è puramente casuale...
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