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A chi parla il “sindaco d'Italia”

E' rivolta soprattutto a Salvini la proposta di Renzi di eleggere direttamente il premier

Paolo Mazzanti 21/02/2020

A chi parla il “sindaco d'Italia” A chi parla il “sindaco d'Italia” Renzi non è un ingenuo e dunque non poteva non sapere che la sua proposta di eleggere direttamente il premier (il “sindaco d’Italia”) lanciata a freddo da Porta a Porta sarebbe stata accolta nella maggioranza con un misto di sufficienza e insofferenza e anche con qualche sberleffo. Ma la proposta non era rivolta ai suoi attuali alleati: M5S, Zingaretti e Conte che Renzi incontrerà la prossima settimana per un nuovo capitolo dell’infinito braccio di ferro sul governo. Era rivolta soprattutto al centrodestra e segnatamente a Salvini. Con l’immagine suggestiva del “sindaco d’Italia” (chiara allusione a se stesso, arrivato a Palazzo Chigi da Palazzo Vecchio) Renzi sta proponendo a Salvini di far cadere Conte non per andare a votare (Italia Viva non è pronta alle urne), ma per aprire una fase di riforme istituzionali, che richiederebbe un governo istituzionale magari presieduto da quel Mario Draghi che la Lega vedrebbe bene al Quirinale.
 
Del resto, l’idea di un governo “per le riforme” è stata lanciata due volte nei mesi scorsi dal numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti e non era stata del tutto  esclusa da Salvini. Ma il percorso non è semplice, perché si scontra con l’assoluta contrarietà di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni sa bene che se nascesse un governo istituzionale presieduto da Draghi con dentro Lega, Pd, Fi, Iv e forse un pezzo del M5S, l’asse politico sarebbe al centro (diciamo tra Giorgetti, Renzi e Carfagna) e lei finirebbe isolata a destra: per questo continua a dire che se cade Conte bisogna andare a votare senza se e senza ma. E Salvini, cui pure non dispiacerebbe isolare la Meloni nel recinto di destra, ne teme la concorrenza elettorale se, come probabile,  Fdi resterebbe all’opposizione dell’eventuale governo Draghi. Per questo il leader della Lega, traccheggia, resta sospeso tra destra e centro, tra Euro e no Euro, indeciso a tutto e non si fa (per ora) sedurre dalla sirena renziana e dal suo “sindaco d’Italia”.  
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