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Demografia e sovranismo

Ha poco senso misurare l'andamento della popolazione in un solo Paese

Domenico De Masi 21/02/2020

Demografia e sovranismo Demografia e sovranismo Da qualche anno ogni volta che l’Istat pubblica l’andamento demografico si alza un coro di indignata sorpresa. Mattarella ha detto che è messa in pericolo “l’esistenza stessa del nostro paese”. “Repubblica” ha scritto che “è un dramma sociale, ma anche un disastro economico”. Poiché il declino demografico è leggermente maggiore nelle regioni povere, si è detto che la causa maggiore per cui gli italiani fanno meno figli sta nella povertà di lavoro, reddito, welfare, asili, pannolini. Sul piano numerico, per fare in modo che la popolazione di uno Stato resti almeno uguale, occorre che ogni donna fertile abbia 2,1 figli. Ma persino nella ricca Milano e nella socialdemocratica Svezia il tasso di natalità resta molto al di sotto di questa cifra. Dunque la vera causa della denatalità non sta nel portafoglio ma nella testa, come ci suggerisce l’Osservatorio dell’Istituto Toniolo secondo cui il 33% dei giovani ritiene che diventare genitore non rappresenti più una dimensione fondamentale della propria realizzazione. Quanto all’allarmata indignazione, bisogna ammettere che essa cela una venatura che potremmo dire sovranista. Leggiamo i dati: secondo la Banca d’Italia, nel 2040 avremo 1,2 milioni di italiani in meno; nel frattempo, secondo le stime ONU, la popolazione mondiale sarà cresciuta di oltre un miliardo passando da 7,5 a 8,6 miliardi.
 
Oggi gli italiani sono 60,3 milioni in un pianeta abitato da 7,5 miliardi di umani; nel 2040 saranno 59,1 milioni in un pianeta abitato da 8,6 miliardi. Se ci rammarichiamo del calo demografico italiano significa che la miopia del nostro orizzonte sovranista ci impedisce di guardare all’umanità come un tutto unico, che cresce velocemente oltre i “sacri confini della patria”. La Germania ha un calo demografico quattro volte inferiore a quello della Francia non perché rincorre la fertilità con la testardaggine dei francesi ma perché supplisce alla denatalità con l’immigrazione. In tal modo, non solo declina poco demograficamente, ma incassa subito giovani immigrati in età lavorativa invece di attendere 20 anni prima che crescano i neonati tedeschi.
 
Nella società postindustriale è doppiamente insensato che un singolo Paese rincorra la natalità per proprio conto. Il welfare va comunque potenziato perché è un segno di civiltà e un modo per ridistribuire la ricchezza, ma non saranno un paio di milioni di abitanti in più a farci primeggiare in un mare di 9 miliardi di nostri concorrenti. Nella società postindustriale si avanza grazie a conoscenza e creatività che, a loro volta, non dipendono dal numero dei cittadini ma dalla loro intelligenza e dalla loro formazione. La Sylicon Valley svetta per le sue 5 università e  le sue 30 imprese eccellenti, non per la sua manciata di abitanti.
 
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