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Rai, uso privato del "servizio pubblico"

La multa di 1,5 milioni per il mancato rispetto del pluralismo

L'Irriverente 20/02/2020

Rai, uso privato del Rai, uso privato del "servizio pubblico" La multa da 1,5 milioni per mancato rispetto del pluralismo comminata dall'Autorità delle Comunicazioni (Agcom, in scadenza), alla Rai (che ha annunciato ricorso) è un chiaro indice di come il "servizio pubblico" possa essere facilmente utilizzato per interessi privati. Ricapitoliamo: nel Contratto di Servizio stipulato col Governo, la Rai s'impegna a rispettare il pluralismo politico, il che significa concedere uno spazio ai diversi partiti grosso modo proporzionale ai voti. Il controllo spetta all'Agcom che si avvale dell'Osservatorio dell'Università di Pavia che controlla il minutaggio riservato ai diversi partiti e leader politici nei tg e nei programmi politici. L'Agcom ha certificato una rilevante differenza di trattamento a favore della Lega, soprattutto nel Tg2 "appaltato" a Salvini, più diverse scorrettezze in programmi di approfondimento, e ha comminato la multa. Vedremo come andrà il ricorso.
 
Intanto però si può sottolineare un paradosso: proprio gli obblighi di "servizio pubblico" a fronte dei quali la Rai riceve dai contribuenti il canone da due miliardi l'anno, finiscono per consentire un uso privato e fazioso dell'informazione. Se infatti la Rai dovesse finanziarsi solo con la pubblicità, che è basata sugli ascolti, tenderebbe naturalmente a garantire il pluralismo, per non perdere segmenti di pubblico, come fanno LA7 e Sky (meno Mediaset, dove prevale l'interesse politico di Berlusconi). Se infatti un Tg garantisce il 70% dello spazio a un partito del 20%, è molto probabile che perda l'ascolto dei molti cittadini che non si riconoscono in quel partito. E infatti il Tg2, al riparo del canone, ha perso ascolti per la sua faziosità sovranista. Così, al danno informativo si aggiunge la beffa economica per la perdita di ascolti e pubblicità e ora anche per la multa che la Rai, cioè i suoi azionisti, che siamo tutti noi, finiremo per pagare, dopo aver già pagato il canone. Sarebbe giusto che almeno la sanzione economica, se confermata, fosse pagata dai responsabili diretti del mancato pluralismo. Ma siamo certi che non accadrà.
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