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Politica condannata alle fibrillazioni

Il fatto che non si possa andare a votare aumenta l'instabilitÓ con Renzi nel ruolo di guastatore

Paolo Mazzanti 20/02/2020

 Politica condannata alle fibrillazioni Politica condannata alle fibrillazioni Può sembrare paradossale ma più si allontana l’ipotesi di elezioni, più aumentano le fibrillazioni nella maggioranza (il "chiacchiericcio insopportabile" come l'ha definito Zingaretti). Ma il paradosso è solo apparente. Anzi, proprio l’impossibilità di andare a votare a breve, aumenta le fibrillazioni da parte di chi, come Renzi, non può correre il rischio di andare alle urne, ma fa il guastatore perché vuole tenere sulla corda l'esecutivo sia per ottenere visibilità, sia per cercare di esplorare ipotesi di nuovi governi e giubilare Conte che si può rivelare un pericoloso concorrente al centro. È ormai chiaro che col referendum costituzionale per tagliare i parlamentari, fissato a domenica 29 marzo, più i due-tre mesi necessari per aggiornare la legge elettorale nel caso (pressoché scontato) che gli elettori confermino il taglio, la prima “finestra utile” per votare sarebbe ottobre-novembre.
 
Ma poiché a ottobre-novembre saremo in piena legge di bilancio, le eventuali elezioni anticipate slitterebbero nella primavera 2021, prima che scatti il semestre bianco, cioè i sei mesi che precedono la scadenza del mandato (per Mattarella il 15 febbraio 2022) nel quale il Capo dello Stato non può sciogliere il Parlamento. E poiché il rischio di elezioni anticipate è un deterrente per garantire la stabilità politica, soprattutto da parte dei partiti di maggioranza che rischierebbero di perdere, se il deterrente manca, come nel nostro caso, tutti si sentono liberi di polemizzare, avanzare pretese, tirare la corda, proporre riforme stravaganti, come quella di Renzi di eleggere il "sindaco d'Italia" (elezione diretta del premier), o nuovi governi, istituzionali, di transizione, di decantazione, modello Nazareno, modello Maccanico e via strologando.
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