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Perché gli italiani non amano la prescrizione

La maggioranza dei cittadini temono che i colpevoli rimangano impuniti

Nando Pagnoncelli 19/02/2020

 Perché gli italiani non amano la prescrizione Perché gli italiani non amano la prescrizione La riforma della prescrizione sta minando la tenuta della maggioranza e rischia di avere conseguenze sulla popolarità del governo per almeno due motivi. Il primo riguarda il rapporto degli italiani con la giustizia: secondo il sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere della Sera la scorsa settimana, sebbene solo il 5%, cioè un italiano su 20, dichiari di conoscere approfonditamente i contenuti del provvedimento entrato in vigore il primo gennaio, la maggioranza degli intervistati si esprime a favore dell’eliminazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado perché restituisce una maggiore certezza della pena. Si tratta di un consenso “a prescindere”, alimentato dal timore che i colpevoli rimangano impuniti. È un timore che dai tempi di Tangentopoli in poi si è affermato nel Paese, soprattutto perché associato ai reati più gravi e alla corruzione. E in epoca di antipolitica e di insofferenza per i privilegi della Casta (vitalizi e non solo), l’aver denominato il DDL “spazzacorrotti” - nell’intento, astuto, di ricondurlo ad un reato che suscita una riprovazione generalizzata – ha determinato un consenso ampio nell’opinione pubblica. D’altra parte, la presunzione di innocenza non è molto diffusa, anzi, tra i cittadiniLa riforma della prescrizione sta minando la tenuta della maggioranza e rischia di avere conseguenze sulla popolarità del governo per almeno due motivi.
 
Il primo riguarda il rapporto degli italiani con la giustizia: secondo il sondaggio Ipsos pubblicato da Corriere della Sera la scorsa settimana, sebbene solo il 5%, cioè un italiano su 20, dichiari di conoscere approfonditamente i contenuti del provvedimento entrato in vigore da poco più di un mese, la maggioranza degli intervistati si esprime a favore dell’eliminazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado perché restituisce una maggiore certezza della pena. Si tratta di un consenso “a prescindere”,alimentato dal timore che i colpevoli rimangano impuniti. È un timore che dai tempi di Tangentopoli in poi si è affermato nel Paese, soprattutto perché associato ai reati più gravi e alla corruzione. E in epoca di antipolitica e di insofferenza per i privilegi della casta (vitalizi e non solo), l’aver denominato il DDL “spazzacorrotti” - nell’intento, astuto, di ricondurlo ad un reato che suscita una riprovazione generalizzata – ha determinato un consenso ampio nell’opinione pubblica. D’altra parte, la presunzione di innocenza non è molto diffusa, anzi, tra i cittadini alberga un discreto spirito giustizialista, con buona pace di Cesare Beccaria. Il secondo motivo riguarda l’efficacia dell’azione del governo che risulta indebolita a causa dell’eccessivo tempo dedicato alla ricerca di una mediazione su un tema che non è certo ai vertici delle priorità degli italiani, a scapito di questioni giudicate più importanti e urgenti. Insomma, nonostante i lodevoli tentativi di lodo, se la maggioranza di governo non trova un accordo, si fa strada la possibilità che la revisione della recente riforma della prescrizione vada...in prescrizione.
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