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Le piazze diverse dei due movimenti

A Roma sabato e domenica prima i grillini, poi le sardine

Riccardo Illy 17/02/2020

Le piazze diverse dei due movimenti Le piazze diverse dei due movimenti Roma: sabato in piazza il M5S e domenica (nella stessa piazza) le sardine. Un non più movimento (ma non ancora partito) e un non ancora movimento decidono di trovarsi (per contarsi?) in piazza nella Capitale d’Italia a un giorno di distanza. Nel primo caso l’obiettivo era quello di ricompattarsi dopo alcune batoste elettorali e ribaltoni organizzativi interni. Dopo il picco elettorale delle politiche 2018 l’ex movimento ha mostrato tutti i suoi limiti di governo. Sia nei Comuni, dove il degrado della Capitale sotto gli occhi di tutti evidenzia le carenze di competenze e di visione strategica, sia nello Stato dove in un anno di governo ha cambiato alleato passando dalla destra alla sinistra. Scontentando prima una bella fetta di elettorato, poi un’altra. Ma non sarà certo una manifestazione di piazza, sebbene di successo (diecimila persone lo sono?), a risolvere le contraddizioni e i problemi anzitutto esistenziali di un quasi partito che non ha il coraggio di diventare tale definitivamente e che non sa decidere se stare da solo o in coalizione. Anche il fatto che il tema della “riunione” del primo partito di maggioranza - in un mondo minacciato dai cambiamenti climatici e da ritorni di fiamma di nazionalismi, in un’Europa appena ridimensionata dalla Brexit, in un’Italia afflitta dal calo demografico e dal terzo maggiore debito pubblico mondiale (in % sul PIL) che le impediscono di crescere - sia stato l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari la dice lunga. Un movimento incapace di andare avanti con un progetto coinvolgente e credibile che tenta di tornare indietro ai "vaffa" dei primi giorni; come se i veri costi della politica fossero i vitalizi e non le mancate o sbagliate decisioni di Governo e Parlamento.
 
La manifestazione delle sardine rappresenta invece per molti una speranza; si tratta di un movimento nato dal basso, senza un leader “visibile” che detta la linea dall’alto come avvenuto per Forza Italia, il M5S, la Lega e Italia Viva solo per citarne alcune ancora in vita. Un movimento ancora senza programma, strategia e un obiettivo se non quello immediato di impedire la vittoria dei partiti di cui non condivide i valori. Il fatto che nasca dal basso conferisce all’inizio alle sardine un fattore di forza per l’immagine di novità e “candore” che proietta. Non appena  dovranno affrontare le decisioni fondamentali su programma, strategie e obiettivi sorgeranno probabilmente le prime divisioni, se non spaccature, e defezioni. Un primo segnale si è avuto con l’espulsione, alcuni giorni fa, del rappresentante della Basilicata. È facile trovarsi  d’accordo contro la demagogia nazionalista di Salvini; più difficile individuare e concordare le azioni necessarie a superare il declino apparentemente inarrestabile del nostro paese. A cominciare dalla madre di tutte le riforme, quella della legge elettorale. L’iniziale entusiasmo generato dalle piazze piene (anche quella romana di ieri) e dalla capacità di arginare l’onda reazionaria del nazionalismo si consoliderà se il movimento si strutturerà evitando gli errori fatti dai grillini. Altrimenti si trasformerà presto in delusione.
 
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