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Grillini in piazza tra venti di crisi

Quasi rottura tra Conte e Renzi che forse pensa a un nuovo ribaltone

Paolo Mazzanti 14/02/2020

Una manifestazione del M5S Una manifestazione del M5S Domani i grillini tornano in piazza a Roma a difesa del taglio dei vitalizi (e delle altre loro riforme, a cominciare dalla prescrizione) mentre nella maggioranza volano gli stracci e molti parlano di crisi imminente. Renzi ha votato tre volte (su prescrizione e intercettazioni pur senza successo) col centrodestra e ha disertato il Consiglio dei Ministri di ieri sera. Conte e il Pd non hanno subito il ricatto e hanno varato ugualmente la riforma del processo penale e il lodo Conte bis (dal nome del proponente, che non è il premier, ma Federico Conte di Leu) che non piace ai renziani. Il premier ha sfidato Renzi a dire al Paese se vuol restare in maggioranza o far cadere il governo, affermando che non teme il voto. E' facile immaginare che la piazza grillina di domani prenderà Renzi a bersaglio, come alfiere della "restaurazione" contro le riforme anti-Casta. Che farà Renzi? Abbozzerà per timore del voto o tenterà un'altra operazione acrobatica come l'alleanza d'agosto coi grillini per battere Salvini e i suoi "pieni poteri"?
 
Nei conciliaboli politici si comincia a ipotizzare, oltre a un cambio di Conte con Franceschini o Gualtieri o un governo istituzionale con Draghi (ma il M5S ci starebbe?), persino un nuovo ribaltone. Se Renzi togliesse l'appoggio a Conte, o Conte decidesse autonomamente di dimettersi, alcuni forzitalioti stanno immaginando una nuova maggioranza di centrodestra con Renzi, che chiederebbe che a Palazzo Chigi non andasse Salvini (azzoppato dal processo per la Gregoretti), ma per esempio Giorgetti, magari con lo stesso Renzi agli Esteri e un Cottarelli (che fa parte del comitato scientifico di Voce Libera, il movimento della Carfagna) all'Economia: quindi un governo di destra moderata ed europeista (proprio oggi Giorgetti, da neo responsabile Esteri, ha ribadito che la Lega non vuole uscire dall'euro) per mettere in quarantena i sovranisti. Se questa ipotesi arrivasse sul tavolo, che farebbero Salvini e Meloni? Se dicessero No e continuassero a chiedere le elezioni anticipate, prolungherebbero probabilmente la vita del governo Conte, visto che la maggioranza dei parlamentari è terrorizzata dalle urne. Se accettassero, si autoemarginerebbero e riporterebbero i moderati di Forza Italia (Viva) al centro della scena politica. E magari nel 2022 un Gianni Letta al Quirinale.
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