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Chi finanzia il bilancio europeo

Tutti chiedono di aumentarlo, ma chi paga?

Paolo Mazzanti 10/02/2020

Charles Michel, David Sassoli, Ursula Von Der Leyen Charles Michel, David Sassoli, Ursula Von Der Leyen Venerdì si è tenuto a Roma un convegno sul nuovo bilancio europeo 2021-2027 organizzato dall'Europarlamento in vista del Consiglio europeo del 20 febbraio in cui gli Stati membri dovranno discuterne e forse decidere. La Commissione ha proposto un bilancio pari all'1,1% del Pil europeo, circa 1.100 miliardi nel settennio. L'Europarlamento vorrebbe arrivare almeno all'1,3%, 240 miliardi in più nei 7 anni. Nel dibattito romano tutti gli intervenuti (politici italiani ed europei, esponenti di industria, agricoltura e sindacati) si sono ovviamente dichiarati a favore dell'1,3%, aumentando le spese per clima e ambiente, ricerca, difesa, migranti, welfare e via elencando, ma senza penalizzare le altre voci, a partire dall'agricoltura, che oggi "vale" il 37-38% del bilancio. Anzi, alcuni hanno chiesto che parte dei fondi del green new deal vadano agli agricoltori.
 
Nessuno ha detto però come finanziare questi aumenti. Siccome i soldi al bilancio Ue, che deve essere in pareggio, arrivano dagli Stati, dall'Iva (0,3% sugli imponibili nazionali) o dai dazi e dalle multe dell'antitrust Ue, le strade sono quattro: o gli Stati scuciono più soldi o si aumenta l'Iva "europea" o si aumentano dazi e multe o si immaginano nuove imposte europee, magari la famosa web tax da far pagare ai grandi di internet. Siccome nessuno vuole aumentare le tasse (e tantomeno dazi o multe), il vero rischio è che siano gli Stati a dover pagare di più e lo facciano non riducendo i propri bilanci e le proprie spese, ma aumentando i deficit pubblici, col rischio di nuove crisi finanziarie, quando terminerà la bonaccia sui tassi.
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