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Da Sanremo un'Italia diversa

Il Festival come specchio dei cambiamenti del Paese

Giancarlo Santalmassi 10/02/2020

Fiorello, Diodato e Amadeus Fiorello, Diodato e Amadeus Ebbene sì, anch'io ho voluto vedere il festival della musica italiana. Ho sempre pensato che Sanremo fosse un fedele specchio dell'Italia. Sin dal 1958: allora proprio Sanremo stava segnando il cambiamento del paese. Venivamo (ho l'età per ricordarlo) da "Vecchio scarpone", da "Avvinta come l'edera", "Lo sai che i papaveri" (1952)... ed ecco improvvisamente "Volare", "Nel blu dipinto di blu", insomma Domenico Modugno... che segnava il cambiamento profondo, irrevocabile, del paese. Infatti da lì a poco... sarebbero stati gli anni del nostro irripetibile boom, che oggi, ma in realtà da allora, ce lo sogniamo. Che dire di questa edizione del festival, che mi spinge a parlarne?
 
Per quel palcoscenico - successo personale di Amadeus - quest'anno sono passati tutti. Dal grido di Rula Jebreal che secondo me giustamente ha detto "che non si chieda più a una donna violentata come fosse vestita" (ricordate che da un magistrato era stato eccepito in una sentenza che i jeans indossati da lei erano provocanti!) a Fiorello, da uno "stinto" Benigni ai "Ricchi e poveri". Quale la conclusione dopo aver visto chi e come è passato su quel palco? Ho rivisto un'Italia in cambiamento: Salvini è sparito. Come pure le Sardine, soprattutto dopo la "fotoinopportunity" con Benetton. Che sia anche oggi cominciata un'Italia diversa? Forse c'è da augurarselo.
TAG: sanremo
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